La questione israelo-palestinese ha provocato e continua a provocare accesi dibattiti e manifestazioni infuocate a difesa dell'una o dell'altra parte. Eppure la conoscenza dei fatti che caratterizzano questa vicenda è, in molti casi, superficiale, fagocitata dalle convinzioni ideologiche. Questo libro si rivolge a chi è invece interessato ad approfondire, negli elementi e fatti essenziali del contrasto, questa conoscenza, ma soprattutto non sia interessato a identificare "chi" ha ragione bensì a comprendere da dove nascono le ragioni degli uni e degli altri. Le tappe principali della vicenda israelo-palestinese, a partire dalla nascita del nazionalismo arabo e del sionismo a fine '800 fino ad arrivare, in questa seconda edizione, alla Primavera araba, la guerra in Siria e le ultime elezioni israeliane di marzo 2015.

 

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L'intervista è stata realizzata nell'ottobre 2010 in occasione dell'uscita della 1° edizione

 

RASSEGNA STAMPA

7/11/2015 Indika

26/10/2015 Termometro Politico

25/10/2015 Notizie Geopolitiche - Quotidiano online

9/10/2015 Postpopuli

9/10/2015 il Bloggatore

Istituto di Studi Storici Gaetano Salvemini

 

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Uno dei principali errori frequentemente commesso dai diretti protagonisti della vicenda israelo-palestinese e dalla comunità internazionale è quello di considerare questo conflitto unico, specifico, eccezionale.

Da questo presunto carattere di eccezionalità deriva una estrema difficoltà a identificare possibili vie d’uscita. Questa presunzione porta inevitabilmente a non prendere in considerazione altri paradigmi della Storia, a non cercare nella Storia percorsi, modelli, esempi che possono rappresentare un punto di partenza per intraprendere un positivo cammino verso la pace. Se il conflitto israelo-palestinese è unico ed eccezionale, a qualsiasi soluzione proposta è estremamente facile opporre dei “però” che calano come macigni a interrompere qualsiasi percorso di dialogo e incontro.
Per questo motivo ritengo fondamentale co-noscere i fatti, gli avvenimenti storici che hanno contraddistinto questo conflitto, per comprendere che non si tratta di avvenimenti o storie eccezionali, ma di un accadere di eventi, un intrecciarsi di relazioni con i quali l’umanità si è spesso già confrontata riuscendo, in molti casi, a fornire risposte positive e risolutorie. È importante capire che stiamo parlando di nazionalismi, di colonialismi, di interessi economici e geo-politici delle grandi potenze, di conflitti sociali, di sfruttati e sfruttatori, di vittime e persecutori. Vittime e persecutori che, in più di 100 anni, non hanno mantenuto staticamente il proprio ruolo: stiamo parlando di vittime che si trasformano in persecutori, di persecutori che si trasformano in vittime, in un’alternanza che si ripete ciclicamente.
In questo contesto è inutile e fuorviante pre-tendere di identificare “chi” ha ragione. Se si affronta la lettura di questo conflitto con l’obiettivo di dare una risposta a questa domanda, la partita è persa in partenza. Il problema non è “chi” ha ragione, bensì “quali” sono le ragioni. Comprendere le ragioni degli altri è il primo fondamentale passo per intraprendere un dialogo costruttivo.
Per far emergere e comprendere le ragioni degli “altri” è necessario muoversi su un piano di lettura e interpretazione che tenga in considerazio-ne due elementi fondamentali: da un lato gli inte-ressi geo-politici delle grandi potenze per la regione medio-orientale; dall’altro la nascita, lo sviluppo e la diffusione dei nazionalismi in quest’area (quello arabo prima e palestinese poi e quello, nella sua particolare accezione, ebraico).
Questo piano di lettura dovrebbe essere tenuto presente per qualsiasi conflitto “locale” del XX secolo. Il caso israelo-palestinese, quindi, non è avulso da questo contesto e ha le sue radici a partire dalla seconda metà del XIX secolo: è in quegli anni che nascono il nazionalismo arabo all’interno dell’Impero Ottomano e il “nazionalismo” ebraico in Europa; è in quegli anni che l’interesse delle grandi potenze per l’agonizzante Impero inizia a manifestarsi con forza.
L’unica peculiarità, ma che comunque può rappresentare sia fattore di divisione e contrasto sia elemento di solidarietà e unione, è che questo conflitto si svolge in una regione che rappresenta il centro spirituale più sacro per due delle principali religioni monoteiste (ebraica e cristiana) e il terzo luogo sacro per la terza (islamica). È innegabile che tutto quello che succede in quest’area, accanto agli interessi economici e politico-strategici, smuove nelle popolazioni che vi abitano e in quelle che, nel resto del mondo, si riconoscono in queste religioni un’emotività che travalica questi stessi interessi.


Nota alla seconda edizione
La prima edizione di questo libro è stata scritta nei due mesi successivi all’Operazione Piombo Fuso (febbraio-marzo 2009). Da quella data il Medio Oriente è stato sconvolto da stravolgimenti irreversibili: regimi decennali sono caduti; due sanguinose guerre in Siria e in Libia stanno falciando quotidianamente centinaia di uomini e donne; si è aperto un nuovo fronte di guerra nello Yemen; stiamo facendo l’abitudine a termini come foreign fighters (cittadini europei che arruolano nell’ISIS andando a combattere in Siria) e a sgozzamenti mediatici di “crociati”, “traditori”, “infedeli”; la guerra tra sciiti e sunniti sembra tornata ai tempi della battaglia di Kerbala del 680; sono quasi 4.000.000 i profughi siriani dall’inizio del conflitto mentre per la Libia non esistono dati ufficiali e le stime sono di circa 300.000 persone.
Ma in questi 7 anni che hanno cambiato il volto del Medio Oriente nessun passo avanti è stato compiuto nel processo di pace tra israeliani e palestinesi. Al contrario, Gaza è sempre più stretta in un assedio mortale e ha subìto altre due operazioni militari sferrate da Israele, l’ultima delle quali nel luglio-agosto 2014 ha provocato più morti di Piombo Fuso. Il livello della vita in Cisgiordania subisce un crollo costante mentre proseguono gli investimenti del governo israeliano in nuovi insediamenti di coloni al punto da incrinare perfino i rapporti con gli USA. Israele è sempre più isolato dalla comunità internazionale e l’Autorità Palestinese si riavvicina ad Hamas.
Le prospettive per la creazione di uno Stato palestinese indipendente e la sua pacifica convivenza con Israele sono pressoché nulle, eppure una soluzione equa e giusta alla questione israelo-palestinese avrebbe molto probabilmente un impatto positivo sulle popolazioni arabe e islamiche del Medio Oriente aiutando a depotenziare gli estremismi più pericolosi.

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