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Altro viaggio tanto sognato e sempre rimandato. Dopo la Libia era, insieme allo Yemen, uno dei paesi che più avrei desiderato visitare. Finalmente mi decido e opto per un viaggio breve nell’Hoggar con l’obiettivo principale di immergermi in quel fantastico posto che è l’Assekrem. Da anni un poster delle sue guglie campeggia nella mia cucina. Quando finalmente ci arrivo è esattamente come me l’aspettavo. Splendido.

29 dicembre 2010 - 8 gennaio 2011

Un paio di giorni prima della partenza mi chiama Giampiero (coordinatore di Avventure nel Mondo) per avvisarmi che il programma è cambiato. Per motivi di sicurezza non sarà possibile andare nell’Hoggar (la polizia non dà i permessi per problemi ai confini con Niger e Mali) e quindi, dopo il massiccio dell’Assekrem, si proseguirà verso nord visitando il Tefedest. Se questo cambiamento non mi convince posso cambiare viaggio, ma in realtà la mia meta principale è l’Assekrem e quindi confermo la mia partecipazione.

La mitica Tam e il popolo Tuareg

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Capoluogo dell’omonima regione, Tamanrasset è la seconda città dell’Algeria con circa 100.000 abitanti. Situata a 1400 m di altitudine, Tam è diventata una meta mitica per i viaggiatori degli anni ‘60, dove la concentrazione di nomadi e mercanti tuareg, sudanesi, meticci di ogni genere, arabi trasformava questo piccolo e insignificante villaggio in un luogo magico. Oggi la cittadina ha perso gran parte del suo fascino, ma rimane un importante mercato sulla rotta verso il Niger e il Mali. I mercati cittadini hanno un’impronta decisamente più nigerina e maliana che araba. Nella regione di Tam predomina il popolo Tuareg. Gruppo berberooriginario della Libia, nei secoli i Tuareg si sono spostati sempre più a sud; nonostante oggi molti di loro si siano sedentarizzati, sono molto legati alla vita tradizionale e fino a non mlti anni fa l amaggior parte dei Tuareg conduceva ancora una vita nomade. Società matriarcale, il capo più leggendario è stato una donna, Tin Hinan, che ha fondato un regno sui monti dell’Hoggar. In Algeria ci sono circa 25.000 Tuareg “puri”, la maggior parte dei quali vive nell’Hoggar.

PARTENZA E APPROVVIGIONAMENTO

Sveglia alle 5 e appuntamento con Barbara (di S.Arcangelo) per il volo delle 7.30 per Roma dove ci ritroviamo con Giampiero (romano che vive in Veneto), Claudia e Graziano di Torino, Angelo di Genova, Valentina di Roma e Bea di Bologna. Alle 14 volo per Algeri, arrivo in un paio d’ore e bivacco in aeroporto fino alle 23 per il volo per Tamanrasset dove, finalmente, atterriamo all’una. Decisamente sono un po’ cotta e mi butto in branda senza guardarmi tanto in giro.

Sveglia alle 7, doccia (l’albergo è dignitoso, con stanze spartane e bagni in comune, ma pulito e con un piacevole cortile alberato e attrezzato con tavolini e poltrone), abbondante colazione e conoscenza con Intellah e Aziz, gli autisti/guide che ci accompagneranno per tutto il percorso.

La mattinata passa in acquisto di viveri, rifornimenti di acqua, gas ecc. con i soliti tempi, tentennamenti, indecisioni. Anche se penso che Intellah e Aziz facciano questo giro ogni 10 giorni, è tutto un fermarsi, consultarsi, ripartire per rifermarsi 10 metri più avanti per la scelta del posto migliore dove rifornirsi. Da milanese non posso non notarlo, ma non mi disturba affatto; non so mai quanto questa apparente disorganizzazione sia reale o sia simulata a nostro beneficio (per darci l’impressione di essere protagonisti di una piccola avventura: insomma una “customer care” tutta araba, ma sicuramente conforme a quanto un turista della mia “tipologia” si aspetta e apprezza).
E così alle 12 usciamo da Tamanrasset con i nostri rifornimenti, convinti di avere acquistato ottimi viveri e attrezzatura e di avere ottenuto il miglior prezzo.

Soddisfatti ci dirigiamo verso Temekresset, una valle molto ampia a est di Tamanrasset che termina con un piccolo dislivello sopra il quale si stende un altopiano puntellato di gruppi di acacie nel quale pascolano alcuni dromedari.

L’altopiano di raggiunge a piedi, risalendo una bella cascatella al momento piuttosto esangue, ma che deve trasformarsi in qualcosa di molto più imponente a giudicare dall’ampiezza delle rocce levigate dall’acqua stessa che risaliamo per raggiungere l’altopiano e che ci serviranno poi come scivoli al ritorno.

Le tende sono allineate a ridosso di uno sperone di roccia. Mi allontano quel tanto per godermi un’oretta di silenzio, scrivendo e attendendo il tramonto prima di raggiungere gli altri e dedicarmi con loro alla cena. Quando il sole scende, la temperatura si abbassa di parecchio.

BEL GRUPPO: SENZA STRESS E SENZA ANSIE

Mi sono svegliata verso le 2 (del resto si va in tenda molto presto) e ho fatto una piccola passeggiata sotto una magnifica volta stellata. Alle 7 sveglia per tutti, ma partenza alle 9 dopo una piacevole colazione. Mi piace questo gruppo che si prende i suoi tempi, senza stress e senza ansie.

Abbiamo attraversato una landa pietrosa dove picchi brulli si susseguono a wadi punteggiati da gruppi di acacie, il terreno è coperto da una fitta peluria verde. Ci hanno detto che due mesi fa ci sono state piogge molto intense che si sono addirittura portate via la strada (in effetti in alcuni punti procediamo a fatica).

Sosta per il pranzo in un villaggio di case di paglia, ottimo burghul, seguito da budello di capra alla brace (una sorta di pajata algerina). Mentre guardo la preparazione e la cottura di questi spiedini, mi chiedo se avrò mai il coraggio di mangiarli. Ma non posso rifiutare... e non me ne pento: sono grassissimi, ma molto molto gustosi e croccanti.

Ibrahim, un ragazzo del villaggio, ha appena avuto un bimbo e gli diamo un passaggio per andare a trovare la madre in un villaggio vicino. Adesso siamo al campo, in mezzo a una pietraia, con l’Assekrem in lontananza. Ci prepariamo al “veglione” di mezzanotte.

VERSO L’ASSAKREM

Non ho retto ai festeggiamenti davanti al fuoco: troppo freddo e troppo sonno. Vado in branda alle 11, ma il gruppo non ne vuol sapere di lasciarmi per conto mio e si mette a far casino fuori dalla tenda!

Oggi il viaggio verso l’Assakrem è stato straordinario anche se massacrante. All’orizzonte la dentellata catena montuosa, ispida, tagliente, ruvida; in mezzo una pietraia infinita. Poi inizia la salita, la strada è terrificante, ho la schiena a pezzi, ma lo spettacolo ammalia: picchi a canna d’organo, massi in equilibrio improbabile su coni altissimi, pinnacoli che sembrano liquefarsi.

Arriviamo al rifugio a 2800 m, sistemiamo rapidamente i nostri bagagli nella camerata e iniziamo subito la breve salita verso l’eremo di Foucault. Non mi sembra vero di essere proprio in mezzo al panorama che campeggia da anni nella mia cucina. Non sono capace di descrivere l’emozionante meraviglia del tramonto in mezzo a questa natura così aspra, ma così intrigante.

Adesso siamo tutti in uno stanzone in attesa della cena. I compagni di viaggio sono proprio simpatici.

DISCESA A PASSO D’UOMO

Ieri sera non avevo voglia di scrivere. La discesa dall’Assekrem verso nord è stata peggio della salita. La strada sembra il letto di un torrente con grandi massi che devono essere aggirati e buche enormi; si procede a passo d’uomo. A un certo punto io scendo, presto imitata da altri, e procedo a piedi. La mia schiena non è in grado di reggere oltre. Il percorso è sicuramente particolare anche se alla fine di questa vastità di pietra non ne posso più. E stanotte ho dormito malissimo, tirava un vento gelido che riusciva a intrufolarsi dappertutto. Impossibile tenere fuori dal sacco a pelo perfino il naso. Notte di cattivi pensieri, finché un bel pianto liberatorio ha scaricato la tensione e sono riuscita a dormire tranquilla per qualche ora.

Stamattina partenza verso le 9 per il Tefedest. Dopo un primo tratto sempre un po’ duro di discesa dalla montagna, inizia un percorso piuttosto noioso con una vasta steppa che si perde all’infinito. Piccola sosta per vedere pitture rupestri di 7000 anni fa (buoi e montoni). Il percorso si snoda poi tra grappoli di rocce arrotondate dal vento; risaliamo un piccolo terrapieno che si apre su un vasto piano con pinnacoli di arenaria che si stagliano tra la sabbia bianca. Scendendo troviamo boschetti di tamerici dove ci fermiamo per il pranzo.

Ora i miei compagni sono un po’ sparsi qui e là: chi gioca a bocce, chi legge, chi guarda Intellah e Aziz fare il pane.

PICCOLE SCOMODITÀ, MA GRANDE SODDISFAZIONE

Ieri sera abbiamo cenato con il pasto preparato da Intellah e Aziz: prima hanno fatto una specie di pagnotta che è stata cotta nella sabbia coperta di braci, quindi spezzettata e servita con una zuppa di carote, patate e carne di capra.

Passeggiata sotto le stelle, nel buio più totale, bello, bello. Alle 21.30 in branda.

Oggi Mertutek e, con una guida locale, siamo andati, a piedi, a vedere pitture rupestri su e giù per montagne pietrosissime e faticosissime! Tra le pitture più belle, una coppia di bufali con corna rotonde che sembrano fatte con il compasso. Bella stancata perché il tutto è durato 5 ore; abbiamo fatto 6 km, non tanti in effetti, ma tutti di sali e scendi! A dire la verità io sono l’unica a mostrare segni di stanchezza, i miei compagni sono decisamente sportivi.

Poi finalmente campo, una “doccia” alla bella e meglio e adesso relax. Stasera tortellini in brodo, nelle migliori tradizioni di Avventure! Comunque sono bella stanca.
Stanotte freddo boia. Stamattina l’acqua nelle bottiglie era ghiacciata.

CONCLUSIONE IMPREVISTA

Ieri sera Intellah e Aziz ci hanno regalato un bel campo sulla sabbia. Bel tramonto tra sabbia e pietra nera, spicchio di luna calante e, dopo un’abbondante amatriciana, passeggiata al buio sotto le stelle. Mi spiace andare a dormire.

Ci muoviamo con calma verso Tamanrasset dove sostiamo nell’albergo dell’andata per una bella doccia e un po’ di relax (ci attende una notte insonne per il rientro). Ad alcuni arrivano SMS della Farnesina che avvisano di non andare in città ad Algeri perché la situazione è pericolosa. Noi staremmo comunque solo in aeroporto, ma chiediamo ugualmente notizie per capire cosa stia succedendo. Non si capisce molto. Dopo qualche mese, i giorni di Algeri verranno definiti l’inizio della “Primavera araba”.

In attesa della cena che faremo a casa di Intellah e Aziz, ci dividiamo in gruppi per un giro nei mercati di Tamanrasset.

Alle 22 ci porteranno all’aeroporto, volo per Algeri e poi per Roma. Infine dovrei arrivare a Milano nella serata di domani.

Sono a casa. Conclusione imprevista, imprevedibile e piacevolissima.