Libia – Guide, letture, musiche e film

GUIDE

Una premessa è doverosa: tutte le guide citate non possono oggi che essere considerate come libri per ricordare quello che la Libia era fino a pochi anni fa. Paese in piena guerra che, oltre alla tragedia della perdita continua di vite umane, vede anche la distruzione del proprio patrimonio artistico e naturale. Per questo motivo quelle che indico sono solo alcune delle guide scritte sulla Libia.

Guide-Libia-1Polaris – Libia mediterranea e romana

Gli itinerari descritti si snodano tra le strette vie delle medine arabe, le case e i granai dei villaggi berberi, le moschee e i castelli turchi, i viali, i palazzi e le chiese italiane, un ricco patrimonio storico – culturale che rendeva la Libia una meta affascinante.

1998, pp. 390

 

 

Guide-Libia-2Polaris – Libia sud ovest: il Fezzan

Si parte da Tripoli e si scende nel sud ovest del paese con percorsi che si snodano intorno ailuoghi più interessanti: le oasi di Ghadames, germa, Sebha, Ghat fanno da campi base per escursioni nell’erg di Murzuq e di Ubari, nell’Acacus, nel Mathendush per spingersi fino al cratere vulcanico Waw an Namus.

2000, pp. 376

 

 

 

Guide-Libia-3Polaris – La Libia del Sud Est

In questa guida si incontrano i grandi spazi di immensi deserti di sabbia, molto più vasti di quelli di Ubari e dell’edeyen di Murzuk con pitture rupestri in luoghi isolati e bellissimi.

1997, pp. 256

 

 

LETTURE

Come per quasi tutti i paesi del Nord Africa, si può parlare di una letteratura araba nazionale solo per il periodo successivo all’indipendenza, il periodo anteriore rientra nella letteratura araba generale.

Autore molto importante pre-indipendenza si segnala Sulaymān al-Bārūnī (m. 1940) considerato uno dei padri della letteratura nazionale libica, autore di numerose poesie politiche composte negli anni della guerra italo-libica in puro arabo classico.

Il sito Arablit indica i libri di autori libici tradotti in italiano con tutti i riferimenti.

Per una visione d’insieme, ma più approfondita consultare Sapere.it mentre un testo di riferimento per la letteratura libica contemporanea è quello di Elvira Diana, La letteratura della Libia. Dall’epoca coloniale ai giorni nostri, Carocci, Roma 2008, pp. 190

Io non ho letto libri di autori libici.

MUSICA

Non si può parlare di vera e propria tradizione musicale libica, musica e danze popolari fanno riferimento alle varie culture tribali come tuareg e berberi oppure a quella di cultura andalusa, conosciuta come Malouf  e Chaabi (anche se queste sono più diffuse in Marocco o Algeria). Tra gli strumenti musicali appartenenti alla cultura araba troviamo il zokra (una sorta di cornamusa), flauti, costuiti col bambù, il tamburello, l’ out (una sorta di liuto) e il dabuka, un tamburo a forma di calice

Il Festival di Ghadames

Ogni anno in autunno a Ghadames si svolgeva il Festival che celebrava la raccolta dei datteri, una delle rare e delle più importanti manifestazioni folcloristiche di tutto il Sahara, capace di coinvolgere non soltanto le popolazioni berbere, arabe, tuareg e nere dell’oasi, ma anche quelle confinanti dell’est algerino e del sud tunisino.

Il festival era costituito da una serie di manifestazioni, spesso improvvisate o programmate all’ultimo momento, di sfilate in costume, di canti, balli e musica delle diverse etnie, di corse dei cavalli e dei dromedari, ma era soprattutto una festa spontanea popolare: in quei giorni ritornavano infatti gli emigranti, si riaprivano le vecchie case abbandonate nella medina (gli abitanti dell’antica medina erano stati forzatamente spostati in villaggi moderni ai tempi di Gheddafi), si indossavano gli abiti tradizionali, si celebravano matrimoni o si festeggiavano fidanzamenti e ricorrenze.

Con la scusa dei datteri, per tre giorni la città fantasma si rianimava e ritornava ai migliori fasti del passato.

Non sono riuscita a trovare notizie su cosa sia successo di questo Festival dopo il 2011, immagino non si tenga più dato che quella di Ghadames è una delle zone più instabili del paese.

Presso i Tuareg, sono spesso le donne ad essere i musicisti, suonano violini a una corda (imzad) e una gran varietà di tamburi, tra i quali il bendirl.

La musica moderna

Ahmed Fakroun (n. 1953), cantante e compositore nato a Bengasi e considerato uno dei pionieri della musica araba moderna, canta in arabo usando strumenti musicali occidentali.

 

FILM

L’ordine delle cose 

di Andrea Segre, 2017, presentato alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Argomento: migranti

Corrado Rinaldi è un alto funzionario del Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione irregolare. Il Governo italiano lo sceglie per affrontare una delle spine nel fianco delle frontiere europee: i viaggi illegali dalla Libia verso l’Italia.

La missione di Rinaldi è molto complessa, la Libia post-Gheddafi è attraversata da profonde tensioni interne e mettere insieme la realtà libica con gli interessi italiani ed europei sembra impossibile. Corrado, insieme a colleghi italiani e francesi, si muove tra stanze del potere, porti e centri di detenzione per migranti.

La sua tensione è alta, ma lo diventa ancor di più quando infrange una delle principali regole di autodifesa di chi lavora al contrasto dell’immigrazione, mai conoscere un migrante, considerarli solo numeri.

Corrado, invece, incontra Swada, una donna somala che sta cercando di scappare dalla detenzione libica e di attraversare il mare per raggiungere il marito in Europa.

Come tenere insieme la legge di Stato e l’istinto umano di aiutare qualcuno in difficoltà? Corrado prova a cercare una risposta nella sua vita privata, ma la sua crisi diventa sempre più intensa e si insinua pericolosa nell’ordine delle cose.

Il leone del deserto

di Mustafa Akkad, 1981

Argomento: opposizione all’occupazione italiana

Il film è sulla vita del condottiero senussita libico Omar al-Mukhtar, che si batté opponendosi alla riconquista della Libia da parte del Regio Esercito italiano. Il film è stato censurato impedendone la distribuzione in Italia, in quanto ritenuto “lesivo all’onore dell’esercito italiano”, dove è stato trasmesso in televisione solo nel 2009 a distanza di quasi trent’anni.

Lo storico inglese Denis Mack Smith ha scritto sulla rivista Cinema nuovo: “Mai prima di questo film, gli orrori ma anche la nobiltà della guerriglia sono stati espressi in modo così memorabile, in scene di battaglia così impressionanti; mai l‘ingiustizia del colonialismo è stata denunciata con tanto vigore… chi giudica questo film col criterio dell’attendibilità storica, non può non ammirare l’ampiezza della ricerca che ha sovrinteso alla ricostruzione”.

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