Oman: w il sultano al Qaboos

Da Musqat, una piccola Zurigo medio-orientale, agli innumerevoli forti e castelli fino alle spiagge bianche di Mughasil e ai wadi lussureggianti di vegetazione: l’Oman non è un paese di forti contrasti, ma vi si viaggia con piacere; si percepisce un benessere diffuso che rende il soggiorno sereno e scevro dalle inquietudini che non raramente si insinuano nei miei viaggi in Medio Oriente o nel Nord Africa. Ed ecco il resoconto del mio viaggio in Oman
23 dicembre 2006 – 6 gennaio 2007
Partenza da Milano il 23 dicembre per Istanbul con Paola, Laura e Olivia; ricongiungimento con gli altri componenti del gruppo (viaggio con Avventure nel mondo) all’aeroporto di Istanbul e volo per Musqat. Voli in orario, ma con una sosta piuttosto lunga a Istanbul, quindi partenza alle 21 e arrivo a Musqat alla 1.30 del 24. Appena usciti dall’aeroporto ci si rende subito conto di non essere in un classico scalo medio-orientale: è tutto lindo, ma soprattutto nell’autostrada che congiunge l’aeroporto con Musqat (perfetta e interamente costeggiata da alberi) vediamo in azione le macchine lavastrade (è il primo posto al mondo che io veda dove lavano le autostrade!).

Comunque riusciamo a raggiungere il letto alle 4.30 ora locale.

MUSQAT: UN PICCOLA ZURIGO MEDIO-ORIENTALE 

Musqat, la capitale, e Mutrah sono attaccate e ci si muove tranquillamente tra l’una e l’altra senza quasi accorgersi di essere in due città distinte. L’impatto è piacevole, la baia è abbastanza bella (se si volge lo sguardo a destra, perché se si guarda a sinistra la vista è deturpata da un enorme complesso industriale; peraltro a destra, ma in cima a una collina per cui per non vederlo basta tenere lo sguardo basso, c’è uno dei monumenti più kitch che mi sia mai capitato di vedere: il monumento al bruciatore di incenso). Le due città sono praticamente una piccola Zurigo (fortunatamente finché non si entra nel suq che mantiene le sue caratteristiche medio-orientali…), con il lungomare in marmo, che viene continuamente pulito e lavato, fiori e piante ovunque, ma dato che anche qui l’acqua non è proprio una risorsa infinita, alcune palme o cespugli sono … di plastica!

Bighelloniamo per i due centri, visitiamo (esternamente) il palazzo del sultano: eh… qui il mio ammirato sultano al Qaboos perde dei punti… per non infierire nella descrizione di ori, colonne a forma di fungo ecc. dico solo che la sobrietà non sembra proprio essere una caratteristica del mio sultano preferito!

Giornata di castelli e forti. Ma prima di lasciare Musqat visitiamo la Grande Moschea “al-Ghubrah” a Ghala, dono del sultano Qaboos. Tra le moschee moderne è sicuramente la più bella che io abbia visto: molto sobria, essenziale nei singoli elementi ma maestosa nell’insieme.

Terminata la visita, partiamo per i forti, il primo è a Barka. Classica fortezza secentesca, più particolare, sempre a Barka, la casa di mercanti Bayt Nua’man. Ci muoviamo verso Nakhl dove troviamo quello che viene definito uno dei più bei forti dell’Oman; effettivamente è imponente, ma come tutti i forti, il cui scopo è essenzialmente militare, non lascia molto spazio a fronzoli e abbellimenti architettonici. Ci si inoltra poi in uno splendido palmeto dove si trova la sorgente termale di Ath-Thowra.Pranzo di Natale in un baretto.

CASTELLI E FORTI… 

Transitiamo da Rustaq dove, con sollievo di tutti, troviamo il forte chiuso per restauri (il terzo della giornata era troppo per quasi tutti noi). Nel tardo pomeriggio arriviamo a Sohar (sulla costa a Nord di Musqat). Cittadina ricca di storia e leggende (è la patria di Sinbad il marinaio) che però non traspaiono dalle linde e moderne strade e dai ben tenuti parchi e giardinetti.

… FORTI E CASTELLI 

Partenza alle 8 del 26 dicembre verso il wadi Hawasina con ricchi palmeti tra montagne brulle. Passiamo per il villaggio abbandonato di al Sulaig, intrigante e affascinante come tutti i villaggi abbandonati; ci dirigiamo poi verso Bat dove il vecchio forte e le tombe non meritano la visita. Cena e pernottamento a Ibri, città terrificante tipo Far West con autostrade.Oggi (27 dicembre) siamo partiti male. Una compagna di gruppo si è fissata che gli autisti fanno un sacco di giri viziosi (chissà poi perché) facendoci saltare cose imperdibili. E quindi non vuole sentire ragioni, nonostante gli autisti sostengano che non valga la pena andare fino ad al Ayn, insiste che nella Lonely Planet è segnalato come un sito molto particolare.

Per la verità nella sua guida, una vecchia edizione, c’è questa indicazione, ma nelle nostre (ultima edizione) e nella Polaris non ce n’è traccia. Dopo un’ora di tortuosi giri tra le montagne arriviamo a delle specie di nuraghi mezzo distrutti; durante il tragitto comunque scopriamo che nella zona qualche anno prima (evidentemente tra la Lonely vecchia e quella nuova) c’è stata un’alluvione che ha devastato l’area. Gli autisti, infatti, non avevano mai sentito parlare di questo posto!

Finalmente riprendiamo la strada che ci condurrà a Jabrin con il suo bel castello, ben restaurato: soffitti affrescati, cortile con finestre a graticcio, magazzini, stanze e stanzette; un piccolo labirinto dove è piacevole perdersi. Dobbiamo saltare Bahla e questa volta ce ne rammarichiamo: il forte è patrimonio dell’Unesco e da lontano se ne intuisce la bellezza, ma è in restauro e quindi niente da fare.Ci fermiamo per far spesa per il pic nic sulle montagne e ci muoviamo verso il monte Shams: strada molto bella, con un susseguirsi di fenditure nella roccia, canyon brulli e wadi. Ci fermiamo al passo per il pic nic con una vista spettacolare sul canyon del wadi Ghul. L’aria è decisamente frizzante, del resto siamo a 2.500 metri.Ripartiamo e al tramonto arriviamo al villaggio di al Hombra (terra, fango e paglia), non ristrutturato e molto suggestivo, immerso in un lussureggiante palmeto. Intravediamo Tanuf, ma è ormai buio e non vediamo nulla, per giungere a Nizwa all’ora di cena.

MERCATO DEGLI ANIMALI A NIZWA E … LUNA PARK NEL DESERTO 

Alle 7.30 siamo già in macchina per il centro di Nizwa dove si svolge un mercato degli animali molto importante. I capi più preziosi stanno all’interno di un cerchio tra due ali di uomini che urlano (penso indicando il capo che intendono acquistare) il tutto è molto caotico e ipnotizzante. Non male anche l’asta del pesce. Restiamo a Nizwa parte della mattinata per poi muoverci verso Birkat al Mawz immerso in una piantagione di banane; anche questo villaggio è semi abbandonato ma stanno risistemando il sistema di canalizzazione. Risaliamo quindi il Jebel al Akdhar, strada ripidissima, larga e asfaltata, ma proprio per la sua ripidità percorribile solo con macchine 4×4. Altro pic nic in cima all’altopiano. Sosta in un ristorante dove servono un’ottima cena e si mangia in stanze separate (ogni gruppo ha una sua stanza).

L’indomani partenza alle 8 per il villaggio di Manah, piccolo e delizioso. Sulla strada ci fermiamo al mercato di Sinaw: è un vero mercato locale, per cui le merci sono poco adatte agli acquisti da parte di turisti (e infatti veniamo guardati con curiosità, ma senza grande interesse dal punto di vista commerciale); è particolare la struttura: circondata da mura, ha una parte centrale riservata agli animali in vendita, mentre ai bordi, addossate alle mura, si trovano le botteghe.Proseguiamo per Ibra dove ceniamo, dopo aver visitato la città vecchia, e quindi ci muoviamo verso il campo tendato delle Wahiba Sands.Naturalmente non mi ero minimamente illusa che questa breve sosta tra le dune potesse minimamente eguagliare il fascino del deserto libico o di quello del Gobi, ma non mi aspettavo neanche di trovarmi in un vero e proprio luna park, con tanto di parco giochi per i bimbi, colmo di turisti che non possono neanche godersi in pace il tramonto perché il rumore delle jeep che fanno le gimcane sulle dune è continuo e molto, molto fastidioso. Non vedo l’ora venga notte per dormire e scappare al più presto da questo posto.

Partenza con calma per il “campo dei beduini” e quindi, lasciato finalmente il girone infernale “deserto-beduini-the-finte trattative acquisti”, andiamo al wadi Bani Khalid, delizioso ruscello che si allarga di tanto in tanto in pozze d’acqua dove sarebbe bello immergersi. Disgraziatamente è la festa di al Ayd (fine Ramadan) e il posto è stracolmo di gente che allestisce sfarzosi pic nic, ma ahimè comprensivi di sgozzatura delle pecore. L’insieme è piuttosto nauseante.

Partiamo verso Jalan Bani Ani dove, con una certa difficoltà, si riesce a fotografare il tetto della straordinaria moschea con 52 cupole. Quindi ci muoviamo verso Raz al Jinz, luogo di cova della tartaruga franca (a rischio di estinzione). Ceniamo al campeggio e la sera ci muoviamo per vedere le tartarughe. Bisognerebbe stare in totale silenzio, ma siamo un gruppo di 200 persone e la cosa è pressoché impossibile. Arrivati sul luogo c’è una sola tartaruga (come sempre in questi casi, penso messa lì dalla pro-loco) che, poveretta, ci guarda sbuffando e si muove lentamente verso il mare con uno sguardo che la dice lunga su cosa pensa di questi alieni muniti di fastidiosi fasci di luce sulla testa e altrettanto noiosissimi lampi (nonostante sia vietato ben pochi resistono all’utilizzo del flash). Abbandonata la povera bestia al suo destino ci muoviamo verso Sur dove l’hotel è veramente orrendo, ma sono le 23 e non abbiamo alternative.

Ultimo dell’anno. Giornata libera. Con Laura andiamo alla ricerca della spiaggia, ma sbagliamo strada e finiamo nella laguna; comunque la passeggiata è piacevole e alla fine al mare ci arriviamo comunque. Nel pomeriggio il cielo si copre di nuvoloni minacciosi e torniamo in hotel, non senza prima avere avuto la soddisfazione di sfoggiare il poco arabo che ricordo.La sera “cenone” in hotel.

WADI RICCHI DI VEGETAZIONE 

Sveglia alle 6 e partenza spedita per Musqat. Lungo il tragitto ci fermiamo in due wadi, Tiwi e Shahab, ricchi di vegetazione: nel primo, alcuni signori che si sono costruiti delle fantastiche pedane, ci offrono caffè e frutta e rimaniamo mollemente a chiacchierare per un’oretta; il secondo invece porta i segni della piena della settimana prima.

Pic nic sulla spiaggia e poi partenza per Musqat lungo una strada molto faticosa che porta evidenti tracce della piena, ma alla fine riusciamo ad arrivare alle saline dove vediamo un bel gruppo di fenicotteri. Arrivo a Musqat alle 17.30, per la cena siamo liberi e in un ristretto gruppetto andiamo in un ristorante indiano dall’aspetto urfido, ma che in realtà ci serve un pasto delizioso.Sveglia alle 7, aereo per Salalah. Strana città. Laura ed io andiamo a fare una passeggiata al mare, attraversando bellissimi palmeti, e assistiamo a una scena d’altri tempi.

Da lontano si vede un nugolo di gabbiani che, avvicinandoci, fanno un rumore assordante, sono migliaia.

Un gruppo di pescatori sta pescando a riva: trattengono la rete da un lato, mentre l’altro è agganciato a un pickup, e la lanciano in mare con gesti ampi e che sembrano fatti al rallentatore; poi la ritirano coma di pesci. Quindi i pesci vengono raccolti in sacchi e trasportati sulle spalle verso un camioncino. Rimaniamo lì per più di un’ora, non riusciamo a distoglierci da questa scena.

La sera cena in un ristorante libanese, non male!

LE SPIAGGE DI MUGHASIL E SALALAH 

Sveglia alle h 8 e partenza alle 9 per Mughasil: spiagge bianche si alternano a pareti rocciose. Intravediamo la struttura del porto di Raysut. Arrivati a Mughasil me ne vado per una solitaria e molto piacevole passeggiata sulla spiaggia. E rimango poi per un paio d’ore in una tranquilla e splendida caletta, in compagnia di un gabbiano.Pranzo e partenza per la Tomba di Giobbe.

Fantastica la strada panoramica per arrivarci e, all’arrivo, lo sguardo può spaziare sulla valle di Salalah che si stende ai piedi del monte dove sorge la Tomba. Si torna a Salalah dove c’è tutto il tempo per una bella passeggiata sulla spiaggia e una cena in un ristorantino delizioso.L’indomani giornata libera a Salalah. Bella passeggiata lungo la spiaggia, non sembra ma alla fine io e Laura camminiamo per circa 10 km arrivando fino al Crown Plaza dove ci riposiamo su splendidi lettini a bordo piscina.

Ci muoviamo verso est, direzione Mirbat. Sosta all’interno per vedere la dolina di Ayn Awasyn: è molto profonda, scendiamo per un tratto ma senza guida è difficile capire quale sentiero percorrere; ci pare un po’ pericoloso continuare e desistiamo. Dopo una sosta alla moschea per la preghiera degli autisti, arriviamo a Mirbat. Incantevole paesino sul mare. Belle le case dei mercanti con freschi cortili. Mi godo l’unico bagno del viaggio, la baia consente di immergersi in acqua senza rischi di correnti. Alle 17 ci dirigiamo a Khor Rouri, quello che 2000 anni fa era uno dei porti più importanti del mondo. Oggi rimane ben poco, ma il paesaggio al tramonto è suggestivo.

RITORNO E CENA AL SUQ DI SALALAH 

Andiamo all’aeroporto alle 23 per prendere il volo per Musqat alle 2, ma a causa dell’intenso traffico su Jedda (per via dell’haij, pellegrinaggi alla Mecca) il volo parte solo alle 5.Arriviamo all’hotel di Musqat alle 8 del mattino in stato comatoso. Sonnellino e poi via per un giro in città per gli ultimi acquisti.

Visitiamo l’hotel Bustani, un po’ fuori città, decisamente lussuoso.

In serata rientro in Italia. 

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