Il mercato millenario di Kasghar

Kasghar la domenica è piena zeppa di turisti che vengono in questa città ai confini del mondo SOLO per il mercato della domenica e, in particolare, per quello degli animali. Eppure, per far capire all’autista del taxi dove voglio andare finisco con il dover mimare mucche e pecore al suon di “muuuuh”, “bee bee”
9-13 agosto 2007

Dopo il complesso attraversamento della frontiera kirghizo-cinese al passo Torugart, arrivo a Kashgar nel tardo pomeriggio. Esausta. Alloggio al Cinibagh Hotel, un grande albergo all’interno di una specie di cittadella per turisti (35 dollari a notte con colazione) e mi accordo con la guida per una gita al lago Karkul dopodomani.

IL PRIMO IMPATTO CON KASHGAR 

Ieri ero veramente cotta, ma la città non mi aveva fatto una gran bella impressione e oggi l’impressione è stata confermata. I cinesi han ci hanno dato veramente dentro con la modernizzazione e gli uigiuri, la popolzione locale, non credo ne siano particolarmente entusiasti. Naturalmente nessuno ne parla esplicitamente, e del resto in pochi parlano inglese, però qualcosa si intuisce. Gli uigiuri sono di ceppo turco e sono musulmani; non hanno mai digerito la “dominazione” han e nell’area ci sono state numerose e sanguinose rivolte. La strada perseguita dai cinesi, con la sensibilità e la forza di un caterpillar, è quella di eliminare praticamente tutto quello che di tradizionale o antico ci può essere (con la scusa di modernizzare e rendere più agevole la vita ai cittadini); a questo si aggiunge la massiccia immigrazione di etnia han, sponsorizzata dal governo ovviamente.

La moschea di Id Kah

La moschea Id Kah, del 1442, è decisamente particolare e interessante anche se io riesco difficilmente ad apprezzare questo tipo di architettura. All’ingresso, un lungo cartello la dice lunga sull’idea di libertà del governo cinese: dopo avere magnificato gli interventi di restauro del governo, il cartello evidenzia come, in Cina, ci sia la piena libertà di esprimere e praticare la propria cultura e la propria religione… purché rientrino tra quelle “autorizzate” dal governo stesso! Il cielo è plumbeo, l’aria torrida e umida. Mangio un’insalata di peperoni, cipolle, cetrioli e pomodori che mi si pianta sullo stomaco come un macigno di uranio. Non credo metterò il naso fuori dalla camera.
È il primo momento, in questo viaggio, in cui non sono entusiasta del posto dove mi trovo. Speriamo nel mercato.

Kasghar

L’orario cinese: particolare non trascurabile

Domani gita al lago Karakul. Sveglia prestissimo anche perché stamattina mi sono resa conto del mega equivoco con la guida circa l’orario. In tutta la Cina vige l’ora di Pechino e anche se la vita per molti aspetti (tipo ora di pranzo e cena) scorre sul tempo locale (uguale a quello kirghiso), per gli appuntamenti e gli orari ufficiali vige l’ora ufficiale. In pratica: la colazione è dalle 8 alle 11 (così sta scritto dappertutto) ma in realtà è dalle 6 alle 9 (tanto per evitare di dare certezze, alla reception ci sono due orologi, con i due orari). Quindi… la mia guida, avvisandomi che bisognava partire presto, mi aveva dato appuntamento per le 9 (che sarebbero state le 7); io gli ho proposto di partire anche alle 8.30 visto che le 9 non mi sembrava tanto presto… mi ha guardato un po’ stranito e mi ha detto “bene”. Non gli è venuto neanche lontanamente il dubbio che io non avessi capito che si trattava delle 6.30! Va bhè!

VERSO IL LAGO KARAKUL … INTRAVEDENDO I 7000 HIMALAYANI 

Percorrerò per circa 200 km il primo (o l’ultimo… dipende da dove si prende) tratto della Karakorum Highway, la strada che collega Kashghar con Islamabad in Pakistan.

Scenari cangianti sulla Karakorum Highway

La prima ora di viaggio è piuttosto noiosa, attraversiamo una piana desertica. Poi iniziamo molto dolcemente a salire, percorrendo la valle del fiume Ghez: rocce brulle rosso fuoco si alternano a rocce grigie in scenari che, seppur composti dagli stessi elementi, cambiano continuamente.
Si arriva così all’area delle sabbie bianche, dune altissime ricoperte da una sottile polvere nera, dietro le quali si staglia il ghiacciaio Karabekar (6700 m).

La lamina blu del lago Karakul

Il lago Karakul è una lunga striscia blu nella quale si specchiano i ghiacciai del Pamir, il Muztagh Ata (7.546 metri) e il dirimpettaio Kongur Shan (7.719 metri). Ci sono parecchi turisti perché credo si tratti di un giro classico che viene fatto il sabato da chi viene a Kashgar per il mercato della domenica.
Chiacchiero con Murthar, un ragazzo di 20 anni che parla perfettamente inglese, ha appena finito il college e vorrebbe andare in Inghilterra a studiare economia. Quando mi dice quanto riesce a raggranellare con i vari lavoretti con i quali si arrabatta mi sembra un’impresa titanica, ma lui è convintissimo di farcela; alla fine convince anche me. È di etnia uigiura e così gli chiedo qualcosa sulle rivolte, ma non è molto intenzionato a parlare di questi argomenti, mi dice (come da manuale) che si tratta di banditi-integralisti islamici, ma non potrei dire come esattamente la pensi. È la mia guida, sa che so chi è, ma non sa chi sono io e quindi credo assolutamente normale preferisca non rischiare di avere grane.
La sera ceno al solito ristorante dentro la cittadella dei turisti (si mangia bene e l’insalata del primo giorno è stato un semplice infortunio). Un russo si siede al mio tavolo e, ammiccando, mi fa vedere la chiave della sua camera; cerco di non farci caso, ma la sua presenza è piuttosto inquietante e quando le sue smancerie si fanno decisamente insistenti raggiungo un tavolo dove sento parlare italiano e chiedo se posso unirmi al gruppo per terminare la cena in santa pace.
Mi accolgono con piacere, sono 6 bergamaschi molto simpatici e passo una piacevolissima serata. Non è neanche male parlare un po’ in italiano!

I MERCATI DI KASGHAR 

Kasghar la domenica è piena zeppa di turisti che vengono in questa città ai confini del mondo SOLO per il mercato della domenica e, in particolare, per quello degli animali. Essendo un crocevia molto vicino ai confini con Pakistan e Afghanistan e trovandosi su una delle antiche via della seta, quello di Kashgar è un mercato antichissimo, millenario.

Il mercato degli animali di Kasghar

Eppure, per far capire all’autista del taxi dove voglio andare finisco con il dover mimare mucche e pecore al suon di “muuuuh”, “bee bee” e non è che ci riesco al primo colpo: il primo autista mi porta in una specie di parcheggio dove sono “in sosta” carretti trainati da animali; solo dopo un’altra performance con un altro taxista riesco a farmi portare al mercato!
Però ne è valsa la pena.
Avevo appuntamento qui con Murthar ed è stata una bella idea girarlo con lui perché mi ha fatto assistere a diverse trattative, spiegandomi il significato dei vari gesti.
L’area delle pecore e delle capre è veramente bella: ce ne sono di particolari, molto preziose mi spiega Murthar, tipiche della zona e i venditori passano il tempo a pettinarle, sistemarne il pelo, tagliare ciuffi ribelli rimirando poi il risultato come coiffeur di alta classe.

Il mercato “normale” di Kasghar

Il mercato “normale” di Kasghar è invece una delusione, mi sembra di essere a casa mia, in via Paolo Sarpi (la chinatown milanese) per le tipologia e la qualità dei prodotti in vendita.
Del resto è normale, è un vero mercato e che non ci siano praticamente prodotti per turisti è anche piacevole.
L’insieme comunque per me è buffo. Ovviamente è pieno di turisti che fotografano (me compresa) e in questo miscuglio di genti (tagiki, kirghisi, uigiuri, uzbeki, cinesi han, pashtun, pakistani e chi più ne ha più ne metta) i turisti fanno “etnia” a sé. Indipendentemente dal paese dal quale provengono fanno un tutt’uno, trasformandosi così in un’unica “etnia turista”.
In ogni caso, dopo 20 giorni in cui non ne ho incontrati non è neanche male.
E la cosa curiosa è che nel bel mezzo della calca sento chiamare più volte “Patrizia”, non mi giro pensando che il richiamo non sia certo rivolto a me. Dopo qualche minuto mi sento picchiettare sulla spalla: è un uomo che ho conosciuto in un viaggio qualche anno prima (la mia molto limitata memoria – anche per questo scrivo i diari – mi impedisce di ricordarne il nome e in quale viaggio ci siamo conosciuti).
Domani lascio Kasghar, torno in Kirghizistan

 

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