Gerusalemme e Betlemme, un ritorno

Come sempre, i viaggi in Palestina non possono essere soli viaggi di turismo: dal surreale passaggio attraverso il ponte King Hussein, alla vita sui tetti gersolimitani, all’accoglienza di Mohammed e della sua famiglia

Alle 8.45 partenza da Bosra, arrivo a Gersualemme verso le 18, percorso 200 km circa!

Al taxista siriano diciamo che vogliamo andare ad Amman, in realtà vorremmo farci portare al King Hussein Bridge per andare direttamente a Gerusalemme.

Alla frontiera controllano l’auto (i giordani) smontando anche i sedili, non tanto per noi ma per il taxista (c’è contrabbando tra i due paesi).

Quindi la trafila è un po’ lunga; usciti dalla frontiera siriana cerchiamo di spiegare al taxista dove vorremmo farci portare esattamente, ma non capisce, per cui chiediamo a un soldato giordano che parla inglese di farci da interprete.

Il taxista non ne vuole sapere, ha paura che gli israeliani se vedono la targa siriana gli sparino addosso! Il soldato giordano cerca di spiegargli che non c’è nessun pericolo e che gli israeliani, comunque, stanno dall’altra parte del fiume… ma il taxista non ne vuole sapere e concordiamo per andare ad az Zarqa dove un taxista giordano ci porterà alla frontiera.

Verso l’Hussein bridge con Niki Lauda

È una specie di Nikki Lauda e io, che sono seduta davanti, sudo freddo per tutto il percorso! Arriviamo al King Hussein bridge, ma c’è un problema tecnico con i computer e ci tocca stare in frontiera per un paio d’ore; finalmente saliamo sul pullman con il quale attraversiamo il Giordano (il fiume non si vede, è un rigagnolo) e arriviamo alla frontiera israeliana.

Solito caos per i bagagli e domande idiote da parte dei soldati israeliani (perché sono andata nello Yemen, in Iran ecc., se sono già stata in Israele, se ho simpatie per i terroristi palestinesi! ecc.).

Alla fine pullman per Gerusalemme e arrivo alla porta di Damasco dove prendiamo un taxi che ci porta alla porta di Jaffa.

Il taxista è veramente mitico: mi sembra sia russo, è vestito in modo improbabile, con una pancia rotonda che sbuca dalla maglietta e mangia una brioche pucciata in una granita (che mi offre più volte, ammiccando: ho fatto una conquista!). Arriviamo alla porta di Jaffa e, finalmente, in hotel, la magnifica Lutheran House.

La visita a Betlemme

L’indomani andiamo a Betlemme dove io mi fermo un paio di giorni a casa di Mohammed, mentre Lorena e Roberto fanno rientro a Gerusalemme: Nizar ha sempre i suoi begli occhi sorridenti, Hasan la sua dolce durezza, Ahmed è un bel bimbo di 7 anni e dalla mia ultima visita si sono aggiunti la principessa di casa, Sajida, e il piccolo Tajeb mentre Asma nella sua radiosa bellezza è nuovamente incinta.

Passo molto piacevolmente i due giorni con la famiglia Sukharna, perlopiù giocando a memory. Il rientro a Gerusalemme è più semplice di una volta, riesco a percorrere tutto il tragitto con i bus della Egg e giunta nella Città Santa faccio in tempo a visitare la Spianata delle Moschee che 7 anni prima non avevo potuto vedere.

L’uscita verso la Giordania

Ma dopo questo piacevole soggiorno, l’arrivo al King Hussein Bridge ci ricatapulta nella realtà mediorientale.

L’uscita da Israele è costata ben 37 euro (non mi ricordo che si paghi per uscire se si parte dall’aeroporto di Tel Aviv, ma evidentemente l’uscita verso il territorio giordano è considerata diversa… Roberto giustamente protesta vivacemente!).

Come sempre in quest’area succedono le cose più incomprensibili: usciti dalla frontiera israeliana, turisti e “locali” vengono fatti salire su autobus diversi; i turisti con i bagagli appresso mentre i bagagli dei locali vengono caricati su dei camioncini, separatamente dai loro proprietari; arrivati alla frontiera giordana, noi stiamo tranquillamente sul pullman mentre i “locali” scendono dai loro e si mettono alla ricerca dei propri bagagli che vengono scaricati alla “bene e meglio” in una specie di parcheggio!

Come spesso accade sono i dettagli minori che danno l’idea dell’enormità dei soprusi.

Betlemme - Grotta della Natività

 

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