Luci e ombre di un viaggio in Marocco

C’è tutto: il fascino delle kasbah, la maestosità di rovine romane, la confusione dei suq, la meraviglia di moschee e madrase, picchi montuosi, vallate sinuose e gole inquietanti. Naturalmente molto turistico, ma cercandoli con insistenza è possibile ritargliarsi momenti di pace e tranquillità. Anche questo un viaggio desiderato da tempo che avrei preferito fare in compagnia di mio cugino Ahmed, che è di Meknes, invece che con un gruppo organizzato, ma è andata così…
3 – 17 agosto 2010

Alle 4 sveglia per prendere il volo per Roma, a Linate incontro con Antonio che arriva da Torino e poi volo per Casablanca dove arriviamo nel pomeriggio per iniziare il nostro viaggio in Marocco.

DA CASABLANCA A MEKNES

Il bagaglio di Antonio non arriva a Casablanca (troppo breve il tempo del cambio a Fiumicino), per fortuna io viaggio con il mio solito bagaglio a mano. Siamo in 12.

La Grande Moschea di Casablanca

La Grande Moschea di Casablanca, voluta da Hassan II negli anni ’90, merita di essere vista sia per le incantevoli decorazioni sia perché è un gioiello tecnologico, anche se queste innovazioni sono sapientemente occultate.

È la terza moschea più grande al mondo, il suo minareto (210 metri sul quale è montato un faro con un laser puntato verso La Mecca) è il più alto in assoluto e si estende in un’area di circa 90.000 metri quadrati. 

L’interno contiene 25.000 fedeli e altri 80.000 possono essere ospitati all’esterno. Costata oltre 500 milioni di euro (cifra interamente coperta da una sottoscrizione nazionale), l’impresa ha coinvolto circa 10.000 persone tra cui, capimastri, muratori, artigiani, intagliatori, scalpellini e stuccatori provenienti da ogni parte del Marocco.

Soffitto mobile, porte elettriche, pavimento riscaldato, ascensori per raggiungere le balconate riservate alle donne, la Moschea è una sorta di enorme palafitta costruita su uno sperone di roccia sull’Atlantico.

Terminata la visita torniamo all’aeroporto, ma il tentativo di recupero del bagaglio di Antonio fallisce e proseguiamo per Rabat.

Rabat…e sembra di essere in Grecia

La visita alla città è molto rapida, ma ci consente di ammirarne alcuni deliziosi scorci.

Le mura, costruite nel XII secolo, hanno una lunghezza complessiva di oltre 5 chilometri, sono alte più di otto metri e larghe due.

Entriamo da Bâb er-Rouah, considerata un capolavoro di architettura monumentale in pietra, con i suoi decori arabeschi di carattere floreale e grandi conchiglie; passando dal quartiere fortificato, attraverso stretti vicoli di case colorate di bianco e azzurro (sembra di essere in Grecia), arriviamo al contrafforte roccioso dal quale si gode una bella vista panoramica sull’Oceano.

Quindi rotta per Meknes, prossima tappa di questo viaggio in Marocco con sosta alla necropoli di Chellah: la porta di ingresso è sormontata da due torrioni di forma ottagonale; tutto intorno moltissimi banani, fichi, ibischi e palme, mentre le cicogne costruiscono il nido sulle torri della necropoli, in una vasca nuotano anguille e tartarughe.

Si arriva a Meknes, la colta

In serata arrivo a Meknes, il Rial dove dormiamo è molto bello e la visita notturna della piazza e dei vicoli della medina, molto piacevoli, mi fanno riconciliare con questa modalità di viaggiare “mordi e fuggi” tipica di Avventure.

In mattinata visita della città che mi godo insieme a Valentina, una ragazza napoletana molto simpatica.

Dalla piazza el Hedim si ammira la Bab el Mansur, nella quale si mescolano lo stile classico almohade e decorazioni completamente diverse. Accanto alla porta di Bab el Monsour c’è un’altra piccola porta sempre almohade, la Bab Djemaa en Nouar.

Con gli altri ci dirigiamo quindi alla città imperiale di Mulay Ismail dove in realtà si possono visitare solo alcune rovine e le scuderie del sultano, Heri es Souani.

Grande Moschea di Casablanca

… PASSANDO PER VOLUBILIS ARRIVO A FES

Andiamo quindi a Volubilis, antica città romana.

L’antica Volubilis

Ne sono un po’ delusa. È il solito problema.

Se avessi visto queste rovine prima di Leptis Magna, Sabratha o Palmira probabilmente ne sarei rimasta entusiasta o forse non sono dell’umore giusto (questo viaggio è partito con il piede sbagliato ed è difficile invertire la tendenza), ma alla fine preferisco starmene all’ombra di una colonna, sola, a leggere.

Fes, affascinante…ma è venerdì!

Nel tardo pomeriggio arriviamo a Fes, albergo moderno con tutti i comfort, ma assolutamente privo di personalità e collocato nella Nouvelle Ville; avrei preferito qualcosa di più modesto, ma all’interno della città vecchia.

In serata piccola “tragedia” per la cena: ci scontriamo con la mania “organizzativa” di Nino, capogruppo napoletano anomalo nel senso che mi pare più adatto ad accompagnare gruppi di Alpi Tour o Viaggi del Tucano che non di Avventure.

Alla fine troviamo comunque un ristorante che esteticamente non è un granché, ma offre un’ottima cena a prezzi contenuti ed è gestito da un cordiale e gentile ristoratore.

Si torna in albergo di un umore decisamente migliore di quando ne siamo usciti.

Per non ripetere l’esperienza di ieri, prima di iniziare il giro della città scegliamo il ristorante per la sera (resistendo strenuamente alle insistenze di Nino che vorrebbe portarci in un ristorante “tipico”, con annesso spettacolo di danza del ventre, che Nino cerca di farci passare per “tipica danza marocchina”… ma è fuori? Con chi crede di viaggiare?). 

Sono sempre più scocciata da questo viaggio. Va bene che il tempo è poco, ma abbiamo pure preso una guida per girare la città; guida che ovviamente ha i suoi tempi, i suoi interessi (quindi visite a negozi vari “molto convenienti”); non c’è scampo, io ogni tanto mi stacco dal gruppo, ma purtroppo è venerdì, nel bazaar è quasi tutto chiuso e quindi ci si re-incontra continuamente. Del resto il caldo è pesante e non stimola lunghe passeggiate.

La visita alle vasche di concia e tintura della pelle è uno spettacolo (sebbene sia venerdì e siano di “turno” pochi lavoranti ad uso e consumo dei turisti) anche se le condizioni di lavoro ai limiti della sopportabilità ti fanno sentire una merda.

Molto interessante la  fabbrica del sapone: in questo periodo la lavorazione vera e propria è terminata (si svolge in autunno-inverno-primavera) e il sapone è messo a riposo in apposite stanze. Meritano la visita anche l’ex manicomio e il quartiere ebraico. Ed è assolutamente da vedere la fabbrica di ceramiche dove si può assistere a tutto il processo di lavorazione; tra l’altro se si vogliono fare acquisti impegnativi poi loro spediscono il tutto in Italia e i prezzi sono decisamente convenienti.

Rientro in hotel verso le 16. Grandi progetti di bagno in piscina, ma il caldo è troppo opprimente e quindi esco dalla mia stanza condizionata solo nel tardo pomeriggio. Fortunatamente i compagni di viaggio sono mediamente simpatici (capogruppo a parte).

DA FES ALL’ALTO ATLANTE

La mattina successiva partiamo da Fes in direzione sud-est facendo tutta una “tirata” fino all’hotel Palm Ziz, all’interno dell’oasi di Ziz. Poche soste, solo per le necessità, paventando un viaggio sfiancante e lungo; in realtà arriviamo in albergo decisamente presto, quindi ci saremmo potuti permettere una deviazione. Pazienza. In ogni caso piacevole passeggiata nel palmeto.

Nel deserto in un campo extra lusso

L’indomani ci muoviamo verso Merzouga dove è prevista una notte in un’oasi nel deserto.

Scendendo dall’Alto Atlante, lo Ziz scava il suo letto fra pareti impressionanti. Lungo la strada ci fermiamo in un antico Ksar (molto bello per noi, meno per chi ci vive); c’è un signore anziano che sembra avere 90 anni, e invece ne ha 61, che ha partecipato ad alcuni film girati qui e ha una foto degli anni ’60 da vero hippy.

Arrivati all’albergo, che è la base di partenza per la gita all’oasi, lasciamo i nostri bagagli, prendendo solo l’indispensabile per la notte nel deserto. Nino ha organizzato il trasferimento all’oasi con i cammelli; per me è decisamente troppo, per cui decido di andarci in jeep, Patrizia e Loredana vengono con me. 

Notte nel deserto, piacevole anche se non ha nulla a che vedere con il fascino di altri viaggi (ci sono addirittura i bagni con lavandini e WC). Un solo momento di pace: quando rimango da sola al campo mentre gli altri fanno un giro nella notte.

La varietà delle gole del Todra e del Dades

Lunedì mattina partiamo per le gole del Todra dopo una sosta in un villaggio di sudanesi Gnaua. Spettacolo turistico ma molto coinvolgente sia per il ritmo sia per la scenografia. Le gole sono… gole! Strette e con tantissimi locali a fare il picnic. Fiume freddissimo e piacevole. Oggi jeep per le gole di Dades.

Il percorso che risale le gole del Todra per tagliare la montagna e scendere da quelle di Dades è molto vario.

Le montagne brulle color ruggine si alternano a piccoli boschi di conifere. Il tragitto in jeep è molto faticoso perché si percorre il letto del fiume e quindi si sobbalza non poco.

Tornati sulla strada asfaltata ci fermiamo per il pranzo, quindi lasciamo le jeep e riprendiamo il pullmino.

Via per Ouarzazade.

DALLA CITTÀ DEL CINEMA ALLA “REGINA” DEI SUQ

Ouarzazade è la “città del cinema” e le sue kasbah sono state completamente ristrutturate per essere utilizzate come scenografie per i film che vi hanno girato. Notte piacevole in hotel con piscina.

Comunque saltiamo la kasbah Taourit e visitiamo solo quella di Ait Benhaddou per muoverci poi in direzione Marrakech.

La strada è bella e corre alta sulle vallate sottostanti, con pareti brulle e fondovalle verdeggianti fino al passo Tizi n’Tichka (m 2270), per poi scendere gradatamente verso Marrakech.

Marrakech splendida, ma…

Inutile tentare una descrizione di Marrakech, della piazza Djema el Fna, dei suoi suq, delle sue madrase e moschee.

Degno di nota il riad Arabesque, dove ci fermiamo a dormire, proprio a due passi dalla piazza; purtroppo devo segnalare anche una esperienza non simpatica, vado a fare un massaggio e pulizia del viso in un centro vicino alla piazza, il “Mani di fata” (di nome e di fatto) dove, mentre me ne sto completamente rilassata, mi rubano 140 euro, stupida io ad andare lì con tutti quei soldi…

ESSAOUIRA ED EL JADIDA E SI TORNA

Passati un paio di giorni durante i quali il gruppo si sparpaglia e io riesco ad avere qualche ora di isolamento, ci muoviamo verso Essaouira. Cittadina del XVIII secolo racchiusa entro bastioni e adagiata di fronte a immense spiagge. Faccio una lunghissima passeggiata di 4 ore, l’acqua è piuttosto fredda quindi evito il bagno.

L’indomani torniamo verso Casablanca, fermandoci una notte a El Oulida, tipica cittadina di vacanze con seconde case; dal punto di vista naturale è quasi selvaggia, con le spiagge che si alternano a scogli e mare spumeggiante.

Poco prima di Casablanca visitiamo El Jadida con antica cisterna e medina fortificata.

Quindi notte a Casablanca e volo per Milano.

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