Dalle dune del Maranhao alla magica Bahia

Bel viaggio, facile, divertente, distensivo, molto godereccio, in una parte del Brasile, il Maranhao, ancora rustica, genuina, non ancora organizzata per un turismo di massa, e questo lo rende ancora di più apprezzabile. E conclusione a Salvador de Bahia
3-21 agosto 2012

Alle 8.58 Malpensa Express con Giampiero e Michela (fiorentina di Bologna che è venuta la sera prima a dormire da noi). Alle 12 volo per Lisbona, arrivo alle 13.45 e alle 14.40 volo per Forteleza dove arriviamo alle 18.30 ora locale. Tra una cosa e l’altra arriviamo in hotel alle 21 (dormiamo a Cumbuco), ottima cena di carne. Gruppo vario.

Notte perfetta anche se ovviamente mi sono svegliata varie volte causa fuso.

L’hotel è a due passi dall’oceano. Lunghe spiagge con palme e onde tali da rendere il mare inavvicinabile.
Siamo in 15 e partiamo con 3 auto.

VERSO JERICOCOARA, COSTEGGIANDO L’OCEANO 

La distanza che ci separa da Jericocoara è di circa 200 km, quasi tutta lungo la spiaggia e quindi ci si mette una giornata. Dune bianche che arrivano al mare, sabbia senza fine e vento, tanto vento. Passiamo diverse spiagge delle quali il nostro autista snocciola i nomi arrotolando la lingua nella sua cadenza brasilera. Arriviamo a Jericocoara con il buio.

L’hotel, di proprietà di due italiani che si sono trasferiti qui 12 anni fa, è accogliente. Il primo impatto con i compagni di viaggio non è proprio dei migliori, con un antipatico “accaparramento” di stanze mentre Giampiero sta svolgendo le le necessarie pratiche con gli albergatori.

Samba e caipirinha a Jericocoara

Villaggio curioso Jericocoara: in prossimità della spiaggia è un susseguirsi di locali, gremiti di turisti, con musica a palla e superalcolici a gogò; appena ci si allontana si sprofonda nel buio e nella sabbia e ritrovare l’hotel non è facile.

La prima sera sono stanchissima e dopo cena (cena si fa per dire, dato che ho mangiato mezzo panino con tonno e due cucchiaiate di una cosa indefinita decisamente poco gustosa) lascio gli altri in un rumorosissimo bar e cerco di tornare in hotel, mi perdo un paio di volte, ma alla fine, grazie all’aiuto di un ragazzo molto gentile, arrivo finalmente nella mia stanza.

La mattina seguente lauta colazione e poi con tre dune buggy partiamo per lagoa Paradiso e lagoa Azul (dove ci fermiamo per pranzo). In pratica sono delle “pozze” di acqua piovana, ma il termine è decisamente riduttivo perché sono veri e propri laghi. Belle dune bianche, per arrivare sul posto attraversiamo piantagioni di anacardi (che qui si chiamano castagne di cajun).

I tramonti di Jericocoara

Rientriamo a Jericocoara in tempo per non perdere il tramonto sul mare dalla duna Porta do Sol. Sì, il tramonto perché nonostante il mare sia ad est del Brasile, la cittadina è posta in una posizione tale per cui si vede il sole scomparire nel mare. La duna non è difficile da trovare dato che praticamente tutti i turisti di Jericocoara vi si dirigono, compreso in carretto con tutto il corredo per la caipirinha.

L’indomani piacevole giornata di completo relax, ottima spiaggia, ventilata, completa di alberi per godere di un po’ d’ombra. Il sole è abbacinante.
La sera, altro tramonto in altro luogo classico per i turisti della zona, la Pedra Forada.

Il paesaggio è incantevole, ma io sono assalita da un incontrollabile malumore dovuto  al vento fastidiosissimo, al mal di schiena causato dal dover camminare sprofondando nella sabbia molle, da altri piccoli ma antipatici particolari.

Non aiuta sentirmi intruppata in questa processione che esibisce una costante allegria con canti e balli, sempre un po’ alticcia e sopra le righe (come se essere normali in Brasile fosse un’eresia) in transumanza verso i luoghi “imperdibili”. La conclusione della giornata è però ottima con una deliziosa fasolada cucinata dalla proprietaria della pousada.

Cumbuco

LA PACE DI ILHA CANARIA E LA MAGIA DI CABURÈ 

La notte mi aiuta a far pace con me stessa e con questo viaggio iniziato con il piede sbagliato. E nell’isolamento (mentale, non fisico) dagli altri ritrovo la serenità che mi fa apprezzare le spiagge e le foreste di mangrovie che attraversiamo per giungere a Tatajuba, città sommersa dalla sabbia.

Ci fermiamo a pranzo alla lagoa Torta, dove gustiamo un ottimo pesce e con le dune buggy raggiungiamo una duna altissima (alcuni si lanciano nella discesa con improvvisati ‘sandboard’). Il vento toglie il respiro e la sabbia sferza il viso, obbligandomi a coprirmi con una specie di turbante, ma il panorama è bellissimo.

Nell’esclusiva pace di Ilha Canaria

Ripartiamo verso Camocim dove traghettiamo per poi prendere un bus verso Parnaiba, un paio d’ore di viaggio e arrivo in un piacevole hotel. A cena proviamo la tanto decantata torta di granchio, ma è un po’ stomachevole.

L’indomani torniamo al fiume per scendere lungo uno dei bracci del Parnaiba, il cui delta è enorme (è il terzo del mondo), e giungere a Ilha Canaria: un piccolo paradiso.

L’hotel che ci ospita sull’isola è decisamente molto bello, con bungalow arredati in stile english.

Il giorno successivo è interamente dedicato al mare, ci disperdiamo e mi godo questa spiaggia da cartolina in un punto dove il Parnaiba si getta nel mare riuscendo perfino a dar sfogo alla mia indole da Robinson Crusoe: con uno scheletro d’albero e il mio pareo costruisco una specie di tenda (del resto rischierei l’insolazione senza un riparo), sotto la quale è molto piacevole leggere e sonnecchiare.

La sera, con il buio, andiamo a vedere i jacaré (piccoli caimani): fantastico navigare il fiume nella notte, con il cielo stellato, il silenzio rotto solo dal rumore del motore delle barche che poi vengono spenti per proseguire lentamente tra la vegetazione.

In navigazione sul Parnaiba

Altro giorno, lasciamo con un certo rimpianto il nostro bungalow e partiamo, su due barche, per una giornata di  navigazione sul Parnaiba; risaliamo un braccio molto ampio del fiume con la vegetazione che scende fino all’acqua. Poi riscendiamo un altro braccio fino al mare e, dove il fiume si congiunge con l’oceano, risaliamo a piedi una bella duna per poi buttarci in acqua. Arriviamo a Tutoja dopo circa 6-7 ore di navigazione e saliamo sulle famose Toyota bandeirante (una sorta di furgoni aperti prodotti e distribuiti solo in Brasile) che ci porteranno a Caburè.

Sono circa 2 ore di percorso e dopo un primo pezzo piuttosto anonimo le Toyota si addentrano tra le dune per arrivare all’oceano, dove ci accoglie un paesaggio spettrale.

C’è bassa marea e la costa è spazzata dal solito vento che rende difficile respirare.

Monconi di alberi spuntano dalla sabbia, anneriti forse da un incendio anche se sembra impossibile. E infine arriviamo a Caburè, un avamposto sull’oceano alla foce del rio Preguiça dove i gestori delle 3-4 casette di legno destinate ai turisti combattono una quotidiana battaglia con la sabbia che, a causa del solito implacabile vento, in poche ore ricopre i passaggi tra le casette e si accumula contro le loro pareti esterne, arrivando in qualche giorno alle finestre.

È un posto delizioso, il tramonto spaziale.

So di non essere di compagnia, ma per godermi questo momento devo allontanarmi dal gruppo, dopo un’oretta di sana solitudine mi riunisco con gli altri.
Magnifica stellata in cielo e in mare perché Carlo ci fa vedere l’effetto bioluminescenza (muovendo l’acqua il plancton si trasforma in uno sciame di lucciole).

Camminando sulle dune di Atinis

L’indomani obiettivo Atins con le sue dune e il ristorante di Lucia dove pare si mangino ottimi gamberi.

Ci muoviamo in barca da Caburé, ma dobbiamo rapidamente tornare a riva perché i nostri Caronte, giunti in prossimità del mare aperto, ci dicono che il vento è tropo forte e il mare sta diventando pericoloso. Una volta tornati a riva, troviamo un camion che ci porta ad Atins per iniziare la camminata tra le dune con una guida.

Purtroppo quest’anno non ha piovuto molto e la maggior parte delle lagune è asciutta.

La temperatura non scherza, il sole picchia, camminare sulla sabbia non è facile e con l’inconveniente della barca ci troviamo a camminare proprio quando il sole è allo zenit.

Dopo un paio d’ore arriviamo a un micro villaggio, ma a me la pressione fa un brutto scherzo e decido di  non proseguire.

Giampiero si ferma con me al fresco ospiti in una casa del villaggio; poi ci incamminiamo da soli per il rientro, sbagliamo strada un paio di volte, ma alla fine arriviamo.

I gamberi che ci aspettano sono veramente ottimi e mi riprendo completamente.

Quindi di nuovo pullmino, per arrivare alla foce del rio Preguiça che risaliamo in barca per una sosta a Mandacarù per fare la spesa dato che Ignazio si è offerto di cucinare (è cuoco).

Giro nel paesino, salita sul faro e sosta per caipirinha.

Quindi rientro a Caburè, bella passeggiata al tramonto e quindi cena; nonostante l’impegno di Ignazio, la pasta è veramente terribile (grano tenero), ma passiamo una piacevole serata.

TRA LE DUNE DEI LENÇOIS 

Partenza per Barreirinhas navigando il Preguiça.

Bel fiume con anse che si stringono e si allargano; ci fermiamo mezz’ora in una di queste anse bevendo latte di cocco in un bar popolato da un simpatico gruppo di scimmiette che approfittano dei nostri scarti per rimpinzarsi della polpa delle noci. Arriviamo a destinazione a mezzogiorno. Pomeriggio di relax. Cena e andiamo in un locale a “ballare”, musica terribile, età media ovviamente bassa. Ce ne andiamo verso mezzanotte e mezza.

Camminando e volando sui Lençois

Sveglia alle 6.30 causa luce, mi dedico al bucato e alle 9 partenza per i Lençois.

Il percorso in auto, circa 1 ora, è terribile, si salta come se si fosse a un rodeo.

Poi arriviamo alle dune, dopo un paio di sali e scendi sono tentata di tornare indietro (vorrei evitare la fine del giorno prima), ma Giampiero mi convince a continuare. La camminata è di 40 minuti e alla fine arriviamo a una laguna con acqua. Bel bagno.

Sono circa le 11 e in acqua si sta benissimo; alle 12.30 la guida ci incita a riprendere la strada del ritorno.

Rientro in hotel, doccia, piccolo pasto e alle 16 partenza per l’aeroporto.

Volo di circa 20 minuti con un piper da 5-6 posti sui Lençois: passiamo anche sopra a Caburè, anche se l’acqua è poca è comunque uno spettacolo.

La sera spiedini in un baracchino lungo il fiume.

Sangre di nome e di fatto

L’indomani partenza alle 9.

Dopo una prima oretta di normale strada asfaltata, proseguiamo per 2 ore su uno sterrato terrificante, si procede a passo d’uomo e le nostre schiene sono messe a dura prova.
Non per niente il paese che attraversiamo si chiama Sangre!

Transitiamo da Porto Amaro dove conosciamo due ragazzi metà italiani e metà brasiliani che hanno un’attività di bungalow e ristorante, quindi proseguiamo per Betania. Altri 40 minuti di sterrato. Il posto è delizioso, ci si lava nel fiume (l’acqua è caldissima) e si dorme nelle amache.

Andiamo a vedere il tramonto in un altro posto magico tra le dune. La notte nelle amache è andata bene, ma alle 4.30 un gallo ha iniziato a cantare e non ha smesso più! Forse non ama molto gli ospiti stranieri e preferiva liberarsene in fretta.

Dune a perdita d’occhio all’oasi Queimada dos Britos

Ripartiamo verso le 7.30 tornando a Santo Amaro da dove entreremo nuovamente nel Lençois per arrivare all’oasi Queimada dos Britos, l’ingresso alle auto è vietato, ma è permesso entrare se viene a prenderti una guida dell’oasi. Bellissimo.

Dune bianche a perdita d’occhio, prima di arrivare all’oasi ci fermiamo alla laguna di Maruci poi riso, gallina e spaghetti all’oasi e bella pennica.

Ritorno e sosta di un paio d’ore alla lagoa Gaivota. Passeggiata sulle dune, lunghissimi bagni e ritorno alla posada dove la mattina avevamo lasciato i bagagli.

Brutta sorpresa: hanno dato ad altri le nostre stanze; dopo avere mostrato tutto il nostro disappunto andiamo in un’altra posada, comunque carina e cerchiamo un posto per cenare.

Avevamo prenotato la cena all’albergo che ci ha giocato lo scherzetto delle stanze, ma visto il loro comportamento decidiamo di non fermarci a cena da loro, la ricerca di un posto alternativo non è facile e alla fine ci rassegniamo per un locale che non promette nulla di buono e invece… ceniamo benissimo con calamari squisiti. Mai farsi influenzare dalle apparenze!

Partenza alle 8. Ahi ahi, di nuovo la strada che passa da Sangre per arrivare al punto di scambio che ci porterà a Sao Luis.
Questa volta io faccio il viaggio all’interno della bandeirante a fianco dell’autista, è tutta un’altra cosa e la mia schiena mi ringrazia.

SAO LUIS, CITTÀ COLONIALE 

Arriviamo a Sao Luis verso le 14, dove dormiamo alla Posada dos Porta do Amazonas. Sistemazione bagagli e riposino per evitare le ore più calde, quindi giro per la città. Cittadina portoghese molto carina.

Giornata di intera pausa dal gruppo che io e Giampiero trascorriamo al mare.
Arriviamo in bus alla spiaggia Ohio de Agua, bella e larghissima.

Il mare purtroppo non è il massimo e non viene molta voglia di fare il bagno, ma passiamo la giornata ottimamente con il conforto di baracchino con lettini dove mangiamo moqueca di camarao. Rientro con lunghissima passeggiata lungo la spiaggia e bus.

Purtroppo la giornata si chiude con una serata molto antipatica a Sao Luis.

L’indomani ad Alcantara in catamarano. Case color pastello, viuzze di ciotoli, botteghe e, sulla spiaggia, ibis rossi.

Fortunatamente non va in porto la decisione del gruppo di andare a cena nella parte nuova di Sao Luis (grattacieli e piano bar lungo la spiaggia) e rimaniamo nella parte vecchia della città con baracchini per strada dove si mangia di tutto.

SALVADOR DE BAHIA E LE ATMOSFERE DI AMADO 

Siamo arrivati al 18 di agosto e, giunti in volo a Forteleza, lasciamo i nostri compagni di viaggio e proseguiamo per Salvador di Bahia dove Giampiero e io ci fermeremo quattro giorni.

L’hotel Chile Colonial è accogliente e la nostra camera ha una fantastica vista sulla baia; io ho appena finito di leggere Sudore di Jorge Amado e le parole del grande scrittore brasiliano mi accompagneranno per tutto il nostro soggiorno bahiano.

L’hotel è a due passi da Praca da Sé e dal Pelurinho. L’atmosfera è fantastica e la serata scorre piacevole con capoeira e samba per strada.

Giriamo Pelurinho e dintorni in lungo e in largo. Salvador de Bahia è una delle città più belle che io abbia mai visto.

È vero che il Pelurinho è stato completamente ristrutturato e sicuramente ha perso molto dell’atmosfera narrata da Amado però è comunque affascinante. C’è anche la casa dove è ambientato Sudore (e dove Amado ha vissuto da studente).

L’ultimo giorno è dedicato al quartiere Barra, sul mare, dove si arriva passando da una via trafficatissima, piena di negozi e popolare per poi passare a una bella zona residenziale. Arriviamo al faro, quindi rientriamo e ci godiamo ancora il centro storico.

L’indomani si riparte per l’Italia.

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