Il complesso archeologico di Angkor

Angkor è il sito archeologico più importante della Cambogia e uno dei più importanti del mondo. La maggioranza dei templi più noti e visitati è concentrata in un’area di circa 15 km per 6,5 km a nord di Siem Reap, ma l’area totale definibile come Angkor è molto più vasta. Il “parco archeologico di Angkor”, istituito per decreto reale nel 1994, si estende su 400 km² e comprende siti come Kbal Spean, distante 40 km dalla zona centrale.

DAL RITROVAMENTO A OGGI

Le costruzioni principali sono circa un’ottantina, ma in totale nell’area vi sono centinaia di templi induisti e buddisti, anche si molti esistono solo tracce o rovine costituite da modeste pile di mattoni. Angkor fu la capitale dell’Impero Khmer fra il IX ed il XV secolo, diventandone centro religioso e politico. Nel corso del XV secolo conobbe un rapido e definitivo declino del suo peso politico e demografico, malgrado ancora alla metà del XVI secolo sembra venisse sottoposta a restauri e usata come sede reale.

La scoperta

Le prime notizie su un’incredibile città di pietra racchiusa dalla giungla giunsero in Occidente verso la fine del XVI secolo, ad opera di portoghesi transfughi da Sumatra, occupata dagli Olandesi.

Il primo resoconto dettagliato in ordine di tempo fu opera di Diogo do Couto, che si ritiene abbia raccolto la testimonianza del frate cappuccino Antonio de Magdalena, che visitò Angkor attorno al 1585.

La grande città e i suoi templi restarono in buona parte nascosti dalla vegetazione fino alla seconda metà del XIX secolo, quando i resoconti di esplorazioni in maggioranza francesi, ma anche inglesi e statunitensi, portarono al grande pubblico il mito della “città perduta nella giungla” che affascinò generazioni di europei.

Gli anni Venti

Gli anni Venti videro un grande sviluppo dell’attività turistica e di restauro che continuò fino al 1974, pur con varie interruzioni a causa dell’invasione giapponese e della seconda guerra mondiale.

Khmer rossi

Durante il conflitto degli anni ’70, il sito venne in parte minato dai khmer rossi, che comunque non danneggiarono i monumenti che, in chiave nazionalista, erano comunque considerati come un simbolo delle capacità del popolo khmer.

I primi studiosi a tornare ad Angkor, malgrado l’incerta situazione politica, furono indiani nel marzo 1982, ma i lavori di studio e restauro ripresero in misura apprezzabile solo dopo il ritiro delle truppe vietnamite del 1989.

SINCRETISMO RELOGIOSO DEI KHMER

L’aspetto religioso di Angkor appare centrale.

Strettamente legata all’organizzazione politica e ai fenomeni di centralizzazione politico-amministrativa che resero in buona misura possibile Angkor, la religione fu la fonte di ispirazione delle manifestazioni artistiche ed architettoniche khmer.

Caratteristica appare la coabitazione di templi induisti e buddisti. Nell’impero khmer vi fu infatti compresenza e tolleranza di culti diversi, benché quello shivaita appaia religione di stato per buona parte della sua storia.

La compresenza di elementi riferibili all’animismo originario (ad esempio il culto di pietre sacre in cui si ritiene infuso uno spirito) e al culto degli antenati (Nak Ta) è tra i numerosi aspetti rilevabili di eclettismo e sincretismo religioso, la cui presenza è peraltro tipica dell’intero sudest asiatico.

Del resto essi caratterizzano la religiosità cambogiana anche in tempi moderni, come in altri paesi in cui è maggioritario il culto Theravada.

Pare i khmer non fossero granché interessati a questioni dottrinali, come testimonia la mancata fioritura di sette induiste e buddiste, caratteristica ad esempio della penisola indiana.

È probabile altresì venissero venerati, con rituali più semplici e altari costruiti in materiali deperibili, tutta una serie di divinità minori e spiriti il cui culto aveva tradizione ben più antica dei nuovi culti indiani.

Maggiormente affini allo spirito religioso khmer, erano ritenuti più vicini alla quotidianità in quanto apportatori diretti di fortuna o sventura.

rielaborazione da Wikipedia

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