Il regime di Pol Pot si manifesta nella scuola S21

Quello di Pol Pot è uno dei regimi più sanguinari che sia mai esistito. Un terrore che ha provocato oltre un milione e mezzo di morti e che si tocca con mano visitando la scuola S21
Coinvolta nel conflitto vietnamita, la Cambogia subì i bombardamenti statunitensi che causarono un numero di morti che, secondo le differenti stime, va dai 30.000 ai 500.000
Quando Vietnam del Nord e Stati Uniti firmarono gli Accordi di pace di Parigi nel 1973, i Khmer Rossi (alleati con il re in esilio Norodom Sihanouk contro il primo ministro Lon Nol appoggiato dagli americani) non parteciparono al trattato e perciò lo scontro con gli Stati Uniti continuò. 

I khmer rossi prendono Phnom Penh

Il 17 aprile 1975, nonostante gli aiuti statunitensi a Lon Nol, i Khmer Rossi, guidati da Pol Pot, presero Phnom Penh ed entrarono nella città acclamati dalla popolazione che sognava la fine della guerra.
Ma il sogno durò poco ed ebbe inizio uno dei regimi più efferati della storia.
I Khmer Rossi iniziarono subito la persecuzione di chiunque fosse stato legato al governo di Lon Nol e all’esercito, seguita da un esodo forzato dei civili verso le campagne: in 48 ore la città di Phnom Penh viene evacuata.
Nessuno è autorizzato a rimanere in città e quasi due milioni di persone (malati compresi perché anche gli ospedali vengono svuotati) sono costrette a marciare verso le campagne.
La scena è apocalittica e la città dopo tre giorni diventa un luogo spettrale.
La scusa è il timore di possibili bombardamenti americani, in realtà si intendeva imporre la creazione immediata di una società comunista basata sull’agricoltura.
Medici, avvocati, ingegneri, architetti, chiunque avesse un titolo di studio era un potenziale nemico della causa comunista e doveva lavorare nei campi.
Ha inizio un periodo di terrore generalizzato che dura 4 anni, fino alla conquista del paese da parte del Vietnam nel 1979; le stime del numero delle vittime del regime va dal milione e 200 000 morti del Dipartimento di Stato americano.

La visita alla scuola degli orrori

dal Diario di Viaggio sulla Cambogia

Un vero pugno nello stomaco è invece la visita alla scuola S21

Luogo di detenzione nel periodo di Pol Pot, la scuola è oggi un museo degli orrori del regime. Utilizzate come stanze per gli interrogatori, in pratica sale di tortura, e come luoghi di detenzione, le aule hanno un aspetto sinistro e sembrano sprigionare l’odore del terrore che vi ha regnato per 3 anni.
Sono tre edifici a ferro di cavallo destinati ai prigionieri, più un quarto per gli uffici amministrativi.

Davanti a uno degli edifici 14 tombe bianche contengono i resti dei cadaveri trovati nelle celle dopo la fuga dei Khmer Rossi.

Nel primo edificio, le celle dei detenuti di alto rango, rimaste come erano: un letto di metallo, le catene per legare i malcapitati e vari strumenti di tortura.

Nel secondo edificio, alcune delle aule sono rimaste allestite come nel triennio della follia: celle individuali di 80 centimetri per 2 metri, al piano terreno in muratura per gli uomini, al secondo piano in legno per le donne, al terzo le celle per le detenzioni di massa.

Giacere seminudi sul pavimento, vietato parlare o lamentarsi, obbligatorio chiedere il permesso per cambiare posizione o servirsi dei secchi per i propri bisogni: queste le regole da rispettare, pena un numero variabile di frustate.

Una parte, non accessibile, contiene i faldoni degli archivi con i verbali delle “confessioni” delle quali si può avere un “assaggio” nelle tre o quattro messe a disposizione nell’area aperta al pubblico.

E poi le fotografie degli internati: uomini e donne di tutte le età, compresi ragazzi giovanissimi e alcuni bambini.

Si stima che circa 17.000 persone siano passate da questo carcere (punta di diamante di un sistema carcerario che vedeva luoghi simili disseminati in tutto il paese), quelle che sopravvivevano alle torture venivano portate ai campi di sterminio che popolavano il paese. 7 sono i sopravvissuti tra coloro che sono passati dalla scuola.

Diretto dal “compagno” Duch, il carcere occupava circa 1.720 tra addetti agli uffici, agli interrogatori e lavoratori generici. Alcuni di essi erano bambini strappati alle famiglie dei prigionieri; moltissimi ragazzini tra i 10 e i 15 anni, resi sadici e spietati da un apposito addestramento impartito loro dai quadri adulti.

Proseguire la visita fino alla fine è impossibile, preferisco sedermi sotto gli alberi del cortile.

 

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