Herero e Himba: usi e costumi

L’82% della popolazione della Namibia (in totale poco più di 2 milioni di persone) appartiene a 11 diverse etnie del gruppo bantu, tra cui predomina largamente quella Ovambo (circa metà della popolazione, concentrata nel nord del paese).
Altre etnie nere sono quelle del gruppo khoisan (San e Nama); gli Herero e gli Himba, che abbiamo incrociato nel nostro viaggio, rappresentano rispettivamente il 7,5% e lo 0,4% della popolazione nera.

La percentuale di bianchi è intorno all’8%, la più elevata dell’Africa subsahariana dopo quella del Sudafrica ed è suddivisa in tre gruppi principali: boeri, anglosassoni e tedeschi. Esistono poi minoranze olandesi, francesi e portoghesi.

Vi sono infine due gruppi di origine mista, chiamati coloured e baster, che contribuiscono alla popolazione totale per un altro 8%. I bianchi e i gruppi di etnia mista parlano quasi tutti l’afrikaans e sono culturalmente simili ai gruppi corrispondenti sudafricani.

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Herero

Appartenenti al gruppo etnico dei bantu, gli Herero sono circa 120.000 e vivono per la maggior parte in Namibia, con gruppi minori in Botswana e Angola. Giunti dall’Est nell’odierno Kaokoland tra il XVII e il XVIII secolo, all’inizio del XIX combattono sanguinose guerre con i Nama e circa il 75% viene sterminata.

Con l’arrivo dei coloni europei, più che altro tedeschi, gli scontri si spostano nei confronti di questi, soprattutto a causa del regime discriminatorio instaurato fino alle cosiddette Guerre Herero del 1904, durante le quali Nama ed Herero si alleano contro i coloni. Il successo iniziale non può resistere al corpo di spedizione di 15.000 uomini inviato dal Kaiser.

La rivolta viene soppressa con un vero e proprio genocidio.

Nel XX secolo nascono diverse organizzazioni nazionaliste herero, che si sono battute e si battono tuttora per i diritti del loro popolo e la protezione delle loro terre. Particolarmente celebre è la figura di Hosea Katjikururume Kutako, un capo herero considerato eroe nazionale, che perorò la causa del popolo herero presso le Nazioni Unite.

Popolo di pastori, il bestiame è considerato la loro principale ricchezza.

La gerarchia sociale è basata sulla complementarità fra la eendag (eredità matrilineare) e l’oruzo (eredità patrilineare): la madre lascia ai figli il bestiame e i beni materiali, mentre il padre deve provvedere alla loro educazione (civile e religiosa) e lascia loro i beni di tipo spirituale e religioso (come reliquie sacre).

Le donne herero indossano un caratteristico abito, adottato in epoca coloniale e ispirato alla moda europea del tempo; è costituito da una enorme crinolina, una serie di sottogonne, e un copricapo a forma di corno.

Il fatto che solo per le donne sia stato elaborato un codice di vestiario dipende dal fatto che i missionari tedeschi fecero pressione affinché le donne herero si coprissero il petto.

Himba

Discendenti di un gruppo di Herero che si era spostato in Angola per sfuggire alle aggressioni dei Nama, chiesero ospitalità ai San della tribù Ngambwe, e per questo motivo vennero chiamati “ovahimba”, “il popolo che mendica”.

Solo nel 1920, guidati da un capo chiamato “Vita” (“guerra”), gli Himba attraversano nuovamente il Kunene, tornando alla propria terra d’origine. Fino a quel momento non avevano avuto praticamente contatti con i colonizzatori tedeschi ed è proprio grazie a questa scarsità di rapporti con gli europei, che gli Himba hanno mantenuto gran parte del loro stile di vita tradizionale.

I villaggi Himba sono costituiti da capanne di forma conica, realizzate con frasche legate insieme con foglie di palma e cementate con fango e sterco.

Sono pastori nomadi e mentre il capo famiglia pascola le greggi, le donne rimangono nei villaggi, dove svolgono i lavori più pesanti, dalla mungitura alla costruzione delle capanne.

Indossano pochi capi di vestiario e le donne si coprono il corpo con un mistura rossa a base di burro, ocra ed erbe, non tanto per proteggersi dal sole come comunemente si ritiene, ma per ragioni principalmente estetiche.

I ragazzi maschi vengono circoncisi prima della pubertà.

Dal punto di vista religioso, anche se la Namibia è quasi totalmente cristianizzata per lo più da parte di chiese luterane, in molti villaggi himba si pratica la religione animista. È consueto, infatti, che la donna più anziana del villaggio curi e che il fuoco sacro, che è sempre acceso al centro del villaggio, non si spenga mai, perché in esso è rappresentato lo spirito protettivo del Bene.

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