Lago Bajkal, il mare sacro e l’isola di Olkhon

Il nome Siberia deriva dal mongolo siber (“bello”, “meraviglioso”, “puro”) e dal tartaro sibir che significa “terra addormentata”. La bella addormentata nel suo cuore è il lago Bajkal, il più antico del mondo e il luogo più sacro dell’intera Siberia.

Il lago Bajkal è chiamato comunemente dai popoli dell’area siberiana “mare”, questo è dovuto senz’altro alla sua grande estensione, ma anche ad acque che possono farsi tempestose, con onde increspate che in inverno gelano formando sculture futuriste. ma in qualche modo anche alle percezioni particolari che trasmette.

È considerato da molte tribù siberiane un “mare sacro” e la leggenda vuole che specchiandosi sulle sue acque si possa leggere il proprio destino. Ha esercitato un forte fascino anche sui russi, ai quali ha ispirato varie superstizioni a causa delle improvvise tempeste che vi si possono scatenare. Proprio per questo suo carattere magico è riconosciuto come luogo di potere, in cui, sin dall’antichità, giungono tutte le genti dell’area siberiana, in pellegrinaggio.
Fra le tredici Divinità settentrionali del pantheon buriata vi è Ojchon Babaj, il cui spirito, insieme a quello di suo figlio l’Aquila, vive sull’isola di Olchon, nella Roccia dello sciamano.

La leggenda narra che lo sciamano, Ojchon Babaj, era molto potente, possedeva grandi conoscenze e aveva sposato una donna buriata, anch’essa appartenente a un grande lignaggio. Insieme vivevano sull’isola di Olkhon, erano senza figli, ma avevano cresciuto un’aquila.
Diventati vecchi e privi di forze, l’aquila si occupò dell’anziana coppia per lungo tempo, andando a caccia per procurare loro cibo. Quando sentì giungere l’ora della sua morte, il vecchio parlò all’aquila e disse: “Quando io non ci sarò più molte persone mi onoreranno, ma rivolgeranno le loro preghiere anche a te, mio figlio l’Aquila. Un figlio sei stato per me, sei stato le mie gambe e le mie braccia. Le generazioni future ti renderanno omaggio, fin quando sulla terra ci saranno degli uomini, questi ti onoreranno”.
Ed infatti, ancora oggi, le genti buriate quando si rivolgono in preghiera al potente Ojchon Babaj non si dimenticano mai di pregare anche per suo figlio l’Aquila.

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