Buenos Aires: la “signora” dell’Argentina

Con Giampiero e Simone concludiamo il viaggio in Argentina con una sosta di 4 giorni a Buenos Aires. La giriamo in lungo e in largo passando buona parte del tempo in compagnia dei cugini di Giampiero, Rolando e Marcelo e con la famiglia del primo 

Dopo il viaggio in Patagonia, arriviamo in serata a Buenos Aires e ci dividiamo: il gruppo si ferma in un hotel su Avenida de Mayo, mentre Giampiero, Simone, io e Valeria (una delle due ballerine di tango che si fermeranno con noi a Baires qualche giorno in più) veniamo recuperati da Rolando e accompagnati nella casa che la suocera ci presterà per tutto il nostro soggiorno nella capitale argentina.

I palazzi francesi dell’Avenida de Mayo

È al 6° piano di un palazzo signorile nella piazza del Congreso. Molto grande, luminosa e comoda. Fantastica.

L’indomani ci riuniamo con il gruppo per fare il giro della città con Alejandro, un architetto argentino che parla perfettamente italiano e in sei ore, spostandoci a piedi e con i mezzi pubblici, ci accompagna nella visita delle zone principali della città. Si parte alle 8.30 e, dopo avere attraversato le 10 o forse 12 corsie di Avenida 9 de Julio arriviamo al Café Tortoni, storico luogo d’incontro culturale della città.

Sull’Avenida de Mayo sorgono splendidi palazzi in stile francese. Dopo l’indipendenza, prima metà dell’Ottocento, a Buenos Aires si sviluppa un’architettura che è la copia dei grandi boulvard di Parigi. I ricchi portenos, infatti, trascorrevano mesi nella capitale francese, simbolo di eleganza,  e al ritorno facevano costruire palazzi copia degli edifici parigini.

Buenos Aires - Avenida de Majo

Le madri di Plaza de Mayo

Proseguiamo poi per Plaza de Mayo, vediamo da fuori Casa Rosada e Cattedrale.

Nella piazza ci sono due presidi: uno dei reduci della guerra delle Malvinas e l’altro di indios; come ci spiega Alejandro nella piazza ci sono sempre presidi e manifestazioni, del resto chi non ricorda i cacerolazos (manifestazioni contro il governo battendo casseruole e coperchi), e più ancora quelle delle “madri di Plaza de Mayo” per chiedere notizie dei figli desaparecidos durante gli anni della dittatura di Videla. In loro onore sulla pavimentazione della piazza è stato dipinto il tipico fazzoletto bianco, diventato il simbolo delle “Madri”.

Il quartiere San Telmo

Ci incamminiamo quindi verso il quartiere San Telmo, il più antico della città, con strette viuzze, negozi di antiquari e ristorantini; il clou sarebbe venirci la domenica quando c’è la Feria de San Telmo con bancarelle e ogni bendidio gastronomico, ma purtroppo domenica saremo in volo verso l’Italia.

Ci fermiamo comunque per le foto d’obbligo con la statua di Mafalda.

Nel quartiere si trovano i Conventillos, antiche ville trasformate alla fine del XIX secolo in abitazioni popolari per i più disagiati e che, in anni recenti, a causa del cambiamento del quartiere che attira artisti, boehemien ma anche ricchi stranieri, hanno ulteriormente cambiato destinazione diventando sede di negozi e atelier.

Nella coloratissima Boca

Quindi prendiamo il bus verso la Boca, coloratissimo quartiere sulle rive del Riachuelo: nel periodo coloniale era una zona di grandi baracche per gli schiavi di colore ma, alla fine dell’Ottocento, fu popolata soprattutto da immigranti genovesi ai quali si deve l’aspetto attuale.

Oggi è una delle zone più turistiche della città, in particolare il percorso pedonale del Caminito dove si può assistere a spettacolini di tango e milonga, eseguiti da artisti in costume che si esibiscono negli spazi antistanti ai ristoranti.

Da Puerto Madero alla Ricoleta

Proseguiamo poi per il porto vecchio e per Puerto Madero per fotografare le architetture moderne sull’altra riva del fiume; concludiamo la visita al Cementèrio de la Recoleta e, naturalmente, andiamo alla tomba di Evita Peron.
Salutiamo Alejandro e torniamo a piedi sparpagliandoci un po’ per la città, anche se per tutti la meta è la centralissima via Florida,  cuore dello shopping cittadino.

Nelle nostre passeggiate incroceremo anche il Palacio de las Aguas Corrientes, la fantasmagorica antica sede dell’acquedotto di Buenos Aires.

La costruzione del Palazzo ebbe inizio nel 1887. Buenos Aires annoverava 440.000 abitanti di cui la metà stranieri; spinto dalla necessità di risolvere i gravi problemi di insalubrità dovuti a tante epidemie, il governo decise di costruire quest’opera che avrebbe fornito acqua potabile alla popolazione di Buenos Aires e voleva una costruzione appariscente che consentisse di valorizzare l’investimento che si sarebbe fatto. Le tubature che scorrevano sottoterra e tutta la struttura di serbatoi d’acqua dovevano avere una loro facciata visibile ed elegante di stile francese realizzata con 170.000 pezzi di ceramica e 130.000 mattoni vetrificati.

Non possiamo poi non fermarci alla Libreria El Ateneo, nel quartiere della Recoleta, la più grande del Sud America, situata all’interno di quello che era il teatro Gran Splendid.

La festa di Joaquin 

La sera salutiamo gli amici italiani e ci vediamo con Rolando, Alicia e Joaquin con i quali passeremo i giorni successivi con una bellissima festa insieme ai loro parenti e Marcelo, l’altro cugino di Giampiero, per festeggiare il compleanno di Joaquin (che ha compiuto gli anni qualche giorno prima, ma i cui festeggiamenti sono stati rimandati fino al nostro arrivo).

Con Rolando faremo anche una bellissima gita a Tigre, cittadina situata nella parte settentrionale dell’area metropolitana di Buenos Aires sul delta del Paranà, molto bello il giro in battello tra la ricca vegetazione e le ville dei portenos (gli abitanti di Buenos Aires) ricchi.

E infine viene il momento di partire e tornare in Italia con un ultimo pranzo in un ottimo ristorante.

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