Petra, cesellata nell’arenaria

La lunga camminata nel Siq (quasi 2 chilometri) prepara psicologicamente alla meraviglia che si manifesta dalla fessura che, dopo l’ultima curva del lungo canalone, fa intravedere il Tesoro. Nonostante i film, i documentari, le fotografie camminare tra i templi scolpiti nell’arenaria è un’emozione fortissima.
È un sito che va visitato con calma e per gustarlo due giorni pieni (quindi tre notti) sono necessari.

Oltre a fornire alcune informazioni storiche, in questo articolo riporto quello che, per me è l’itinerario migliore per una visita di due giorni durante i quali si vedono tutte le parti principali, compresa Piccola Petra (alla quale ho dedicato un articolo ad hoc). Per quanto riguarda l’alloggio, la soluzione migliore dipende dalla disponibilità dell’auto: 

  • se si ha un’auto, secondo me la cosa migliore è cercare alloggio nella parte alta di Wadi Musa (intorno alla Al-‘Omari Mosque) perché è la zona dove c’è la maggior parte di ristoranti; per andare al Visitor Center in auto non c’è problema perché c’è un grande parcheggio gratuito proprio di fronte.
  • se non si dispone di un’auto, meglio cercare un hotel vicino al Visitor Center (ma ovviamente sono i più cari) perché anche gli hotel che offrono il trasporto gratuito al Visitor Center in genere fanno il servizio di sola andata e i taxi sono molto cari a Petra.

UN PO’ DI STORIA

Le prime tracce di insediamenti stabili Edomiti (“discendenti” di Esaù) nell’area di Petra (Piccola Petra) datano tra la fine delll VIII secolo a.C. e l’inizio del VII mentre i Nabatei (popolazione nomade araba, proveniente dalla penisola araba occidentale) cominciarono a insediarsi nella zona nel VI secolo a.C..

Quando gli Edomiti, sotto la pressione dei Nabatei, l’abbandonarono per installarsi nella regione di Hebron, i Nabatei si stanziarono stabilmente nella regione e, grazie alle ricchezze accumulate con il commercio con le popolazioni limitrofe, costruirono la città di Petra.

Prima tributaria degli Assiri, poi dei Caldei, quindi dei Persiani, tra la fine del IV e l’inizio del II secolo a.C. i Nabatei sembrano del tutto indipendenti, malgrado i Tolomei dominino su tutta la regione. Nel I secolo a.C. estendono il loro dominio fino a Palmira per poi, dopo alterne vicende, essere conquistata da Traiano nel 106.

La città si era sviluppata soprattutto grazie al commercio sulla via dell’incenso, un tracciato carovaniero storico che partiva dallo Yemen, lungo la costa occidentale della Penisola araba, e a Petra si biforcava in una via nord-occidentale che portava a Gaza, e in una nord-orientale verso Damasco. La disponibilità d’acqua e la sicurezza fecero di Petra il luogo d’elezione per la sosta all’incrocio di varie vie carovaniere che collegavano l’Egitto alla Siria e l’Arabia del sud al Mediterraneo, lungo le quali si svolgeva principalmente il commercio di prodotti di lusso: spezie e seta provenienti dall’India, perle dal Mar Rosso e incenso dal sud dell’Arabia.

Dopo la conquista romana della regione, le vie commerciali seguivano altri percorsi, Petra perde quindi la sua centralità anche se divenne capitale di una delle tre parti in cui era divisa la Provincia di Palestina. Indifferenti al Cristianesimo per lungo tempo, le prime chiese sorgono nel V secolo, gli abitanti di Petra (che agli inizi del VIII secolo era ormai un piccolo villaggio) non risentono neanche della conquista islamica e Petra, a partire dal 1200, scompare definitivamente nell’oblio della storia. È un viaggiatore svizzero, Johann Ludwig Burckhardt nel 1812, che, riuscendo a penetrare nell’area con uno stratagemma, riconosce nelle rovine presso il wadi Musa le vestigia dell’antica Petra. Seguono varie esplorazioni, ma le prime vere missioni archeologiche cominciarono dal 1828 e tuttora sono in corso importanti scavi: nel 1992 sono stati scoperti i mosaici della chiesa di Petra e nel 2003 è stato rinvenuto il complesso funerario posizionato sotto il Tesoro.

VISITA IN DUE GIORNI

Il mio consiglio è di dedicare il 1° giorno interamente a Petra e per il secondo giorno riservarsi un paio d’ore per Piccola Petra.

Qualunque itinerario si decida di compiere, in ogni caso bisogna percorre i quasi 2 chilometri che dal Visitor Center conducono al Tesoro (El Khasneh), prima di entrare nel Siq (il corridoio incastonato nelle pareti di arenaria) si percorre una strada nella quale si trovano altre tombe.

Il Siq è una lunga e profonda fessura delle rocce che si snoda per 1.600 metri, stretta tra pareti che in alcuni punti non distano una dall’altra più di 3 metri e alte tra i 91 e i 182 metri, al termine della quale compare improvvisamente il Tesoro.

Il Siq è una faglia geologica naturale prodotta da forze tettoniche e levigata dall’erosione dell’acqua; al suo ingresso vi è una enorme diga, ricostruita nel 1963 e poi ancora nel 1991, progettata per sbarrare la foce del Siq e reindirizzare le acque del Wadi Musa. La diga è una ricostruzione abbastanza fedele di quella realizzata dai Nabatei per controllare il Wadi Musa tra il I secolo a.C. e gli inizi del I secolo.

La posizione geografica di Petra in fondo a una valle rocciosa, unita alla relativa impermeabilità delle rocce circostanti, permettevano di recuperare acque pluviali da un bacino di circa 92 km². Ancor oggi sono visibili impianti destinati a raccogliere e a distribuire l’acqua superando i forti dislivelli del terreno, in particolare sbarramenti e cisterne a cielo aperto.
Per la raccolta dell’acqua esisteva anche un’importante rete di cisterne sotterranee. A nordest e a sudest di Petra, le acque del Sîq scorrevano in gallerie scavate nella roccia e intonacate con gesso impermeabile, o in una rete idrica in leggera pendenza, fatta di tubi di terracotta o di ceramica (tracce sono visibili nelle pareti del Siq). Un’altra rete, di maggiore portata, consentiva di captare l’acqua di sorgenti più lontane e di rifornire quartieri più in alto. L’insieme di queste reti idriche portava a Petra circa 40 milioni di litri d’acqua al giorno.

Bisogna fare attenzione a chi propone di condurvi a Petra a dorso di cavallo o asino perché in realtà può portarvi solo all’imboccatura del Siq (circa 700 metri); il Siq può essere percorso solo da calessi (una volta riservati solo ad anziani, bambini e chi ha problemi di deambulazione; oggi forse a tutti), quindi se ci si vuole far portare fino al Tesoro bisogna prendere un calesse. Sul sito ufficiale di Petra ci sono i prezzi; in ogni caso arrivati al Tesoro bisogna scendere dal calesse e proseguire a piedi o con un’altra cavalcatura (asino, cavallo o cammello).

Nella cartina sono indicati i 2 itinerari per Petra e quello per Piccola Petra. Per visionare solo quello che interessa, basta deselezionare gli altri 2. In questo articolo fornisco solo alcune indicazioni massima, per informazioni più dettagliate utilizzare una guida (la Polaris è ottima anche se graficamente un po’ poco “amichevole”).

1° giorno – Petra

Mi rendo che la tentazione di fermarsi frequentemente, soprattutto una volta giunti al Tesoro o nella Strada delle Facciate, sia fortissima ma se si effettua la visita in agosto consiglio di percorrere il tutto abbastanza rapidamente e di dirigersi al Monsastero, el Deir per raggiungere il quale bisogna salire una lunga scalinata che se si fa entro le 10 è quasi tutta in ombra. Oltre alla bellezza dell’edificio, dall’alto si gode una magnifica vista sui canyon sottostanti.

Una volta discesi ci si deve fermare al Qasr el Bint, il principale tempio di Petra con una pianta quadrata di 32×32  metri raggiungeva l’altezza di 29 metri, probabilmente costruito intorno al 30-9 a.C. Quasi di fronte si trova il sentiero per raggiungere i resti del Tempio dei Leoni Alati e quelli della Chiesa bizantina. Tornando sulla strada principale si ripercorre lungo la Strada Colonnata con calma per incontrare, sulla destra, il Tempio Grande, con la sua grande terrazza, e poco più avanti il Teatro romano, che si stima potesse ospitare fino a 8.000 spettatori.

A questo punto si è sicuramente arrivati alle ore più calde per cui ci si può fermare in uno dei punti di ristoro che si trovano poco dopo il teatro. I prezzi non sono economici, ma neanche da rapina, per cui se non si vuole portare appresso il peso del cibo (quasi tutti gli hotel propongono il necessario per un pranzo al sacco) ci si può fermare tranquillamente per un piatto di hummus o di tonno o altro. Consiglio di riprendere a camminare non prima dell 15.30/16.

Nell’area dei punti di ristoro, poco prima del restringimento che riconduce al Tesoro, c’è l’indicazione per gli Alti Luoghi. È una scalinata, che se si fa dopo le 15.30/16 è parzialmente in ombra, per andare all’Altare del Sacrificio, da cui si scende poi sull’altro versante per vedere la Fontana del Leone, la Tomba a giardino, la Tomba del soldato romano, di fronte alla quale si trova la sala per i banchetti sacri, una delle più belle di Petra con fantastiche striature naturali che vanno dal rosso all’ocra.

Si prosegue il sentiero che, nella cartina, arriva fino al Qasr al Bint per tornare sulla via principale; in realtà è possibile prendere un sentiero prima, che scende verso il Teatro romano, o uno intermedio che scende verso il Tempio Grande.

Tornati sulla via principale si è sufficientemente stanchi da desiderare solo il ritorno in hotel.

Se si vuole prendere un mezzo bisogna sempre ricordare che il Siq può essere percorso solo da calessi (e non è detto che se ne trovino da questo lato) e quindi qualsiasi animale si prenda sulla via principale non può che condurre solo fino all’imboccatura del Siq. Io però sono morta di stanchezza e quindi mi faccio convincere da un ragazzo che per 17 JOD (21 euro) ci assicura che ci porterà al Visitor Center in 20 minuti, da una strada alternativa che evita il Siq. Saliamo sugli asini e ci dirigiamo verso la base della salita al Monastero da dove parte una strada asfaltata che si trova dalla parte opposta rispetto a Wadi Musa (la Petra moderna dove ci sono gli hotel). Siamo un po’ preoccupati e io mi maledico per la mia stoltaggine (abbiamo dovuto pagare in anticipo) mentre risaliamo questa strada tra il niente e ancor di più penso alla fregatura quando arriviamo a un cancello dove i bimbi che ci hanno portato fin lì ci dicono di scendere dagli asini; dall’altra parte del cancello ci sono delle auto e dato che siamo almeno a 7/8 chilometri da Wadi Musa immaginiamo che gli autisti cercheranno di “spennarci” per portarci a destinazione. Invece no. I bambini ci dicono di salire su un’auto, dicendo “Visitor center with car”, e in effetti l’autista ci porta al parcheggio dove abbiamo l’auto senza chiedere un JOD, i soldi in anticipo servivano proprio anche per pagare anche questo autista.

Petra Siq

2° giorno – Petra

Il secondo giorno si può percorrere con calma il sentiero che conduce al Siq e fermarsi ad ammirare la Tomba degli Obelischi e la Tomba del Serpente. Prima di giungere al Tesoro si ha il tempo di osservare i meandri del Siq, con le canalizzazioni per l’acqua e, infine, di godersi il Tesoro in tutta la sua maestosità. Nel 2019 l’ingresso al Tesoro è vietato, così come gli scavi antistanti, che invece nel 2009 avevo potuto visitare.

Quindi si sale lungo la Via delle Facciate dove si susseguono le tombe principali: Tomba dell’Urna, Tomba della Seta e Tomba Palazzo, proseguendo c’è la Tomba di Sextius Fiorentinus (ma noi non ci siamo arrivati) e ancora più avanti la strada che risale il Jebel Khubta, la montagna sacra dal culmine della quale si vede il Tesoro dall’alto. È circa un’ora di salita sotto il solo, noi decidiamo di non farla anche perché dal piazzale del Tesoro è possibile raggiungere una sorta di terrazza naturale dalla quale si ha un’ottima visione dell’edificio simbolo di Petra.

Le tombe di Petra sono scavate nei canaloni e sui fronti rocciosi delle montagne e sono in gran parte ricavate nell’arenaria policroma di età paleozoica, una roccia sedimentaria prodotta dalla sedimentazione e dall’accumulo di piccoli granelli di sabbia. Il risultato di questo processo è una roccia coerente e resistente, ma al contempo facile da scavare, organizzata in strati o bancate.
Una caratteristica particolare di queste arenarie è la variazione del colore, con sfumature dal giallo ocra al rosso fuoco al bianco, dovute alla diversa concentrazione degli ossidi durante il lungo processo di consolidamento. Queste spettacolari variazioni cromatiche sono particolarmente visibili sui soffitti di molti ipogei di Petra.

A questo punto per noi è giunto il momento di dire addio a Petra e dopo una sosta in hotel nelle ore più calde prendiamo l’auto per andare alla Piccola Petra.

Petra Tomba degli obelischi

2° giorno – Piccola Petra

Dopo Petra il sito della Piccola Petra, Siq al Bariq, appare veramente una cosa minima, ma nasconde un gioiello unico per cui vale la visita: nel 2010, è stato aperto al pubblico un biclinium, o sala da pranzo, (la cui scoperta risale al 1980) in una delle caverne in cui sono sopravvissuti dei dipinti raffiguranti uva, viti e putti in grande dettaglio; gli affreschi del soffitto, veramente deliziosi, realizzati 2.000 anni fa in stile ellenistico sono stati restaurati e, sebbene non siano solo l’unico esempio conosciuto di pittura figurativa nabatea in situ, sono un rarissimo esempio di pittura ellenistica su larga scala. Non si sono indicazioni molto chiare, ma la “casa dipinta” si trova sulla sinistra, dopo il Tempio Dushara, risalendo una breve scalinata.

Piccola Petra

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *