Non c’è sanità senza sicurezza

State facendo una risonanza magnetica. A un certo punto (forse troppo presto, per la verità) il rumore martellante cessa, pensate sia finita e che possiate finalmente uscire da quella macchina claustrofobica. Invece no: la macchina ha smesso di funzionare perché il campo magnetico è collassato. Come? Un hacker ha preso il controllo della RMN e ha annullato la potenza dei campi magnetici.
Una quarantenne si presenta per l’ultimo colloquio per una posizione prestigiosa, è quasi certa di avercela fatta invece viene preferita un’altra candidata. Quello che non sa è che l’azienda per la quale ha fatto il colloquio ha acquistato nel dark web i suoi dati sanitari dai quali risulta che, qualche anno prima, è stata ricoverata presso una casa di cura per un esaurimento nervoso.
Sono solo due esempi, ma se ne potrebbero fare decine, che mostrano quale può essere l’impatto su ognuno di noi se i sistemi sanitari ai quali ci affidiamo sono vulnerabili dal punto di vista informatico. E vulnerabili lo sono, come dimostrano i numeri.
I dati sul cybercrime nella sanità sono infatti sempre più allarmanti: nel 2020, il Clusit ha classificato 215 attacchi gravi andati a segno con una crescita del 5,9% sull’anno precedente, ma, come vedremo più avanti, l’attività criminale è esplosa con l’espandersi della pandemia da Covid.

Per continuare a leggere l’articolo vai sul sito ZeroUnoWeb

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *