Viaggio enogastronomico nel Centro e Sud Italia (con tappa a Venezia)

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L’obiettivo era un viaggetto enogastronomico nel Sud Italia (con breve incursione nella Tuscia) per celebrare il novello pensionamento: abbiamo fatto sulla cartina dei puntini su luoghi che non avevamo mai visitato o nei quali volevamo tornare e li abbiamo uniti. L’idea di Giampiero e mia è stata poi condivisa da mio fratello Fulvio e da mia cognata Emanuela, ai quali si è aggiunta, per la sola Tuscia, anche Micaela. E dato che siamo tutti felicemente in pensione, ci siamo presentati come “Gruppo Giovani Pensionati”.

Il Gruppo Giovani Pensionati nel viaggetto enogastronomico, maggio 2022

Siamo partiti l’8 maggio e siamo tornati a Milano il 21: viaggio intenso (complessivamente abbiamo camminato per circa 40 chilometri…almeno…così dice Google), ma molto molto gustoso. Ne descrivo le tappe e segnalo quei ristoranti che ritengo degni di nota.

Viterbo, la città dei Papi

Trovato un alloggio strategico nella città vecchia (con parcheggio fuori le mura, dal quale si sale in centro con un comodo ascensore), Viterbo sarà la nostra base di partenza per un giro nella Tuscia e per visitare le necropoli etrusche. Ma prima di uscire dalle mura dedichiamo un pomeriggio alla visita della città vecchia, a partire dalla piazza San Lorenzo, cuore storico della città dove sorgono il Palazzo dei Papi, la Cattedrale di San Lorenzo (o Duomo) e il Museo del Colle del Duomo.

Nel Palazzo dei Papi si sono svolti alcuni dei principali atti della chiesa cattolica medievale, primo fra tutti il trasferimento della sede papale voluto da Papa Alessandro IV (1254-1261), cui si deve la costruzione del Palazzo. Tra le parti visitabili del Palazzo, la Loggia delle benedizioni e l’Aula del Conclave che ospitò il primo e più lungo conclave della storia, durato 33 mesi. Anzi, è proprio a quell’evento che si deve il termine Conclave (dal latino cum clave): nel 1270, i viterbesi, guidati dal Capitano del popolo Raniero Gatti, stanchi di anni di indecisioni dei cardinali nell’elezione del nuovo pontefice, li chiusero a chiave nella sala grande del palazzo affinché prendessero una decisione; dato che ciò non avvenne, ne ridussero il vitto a pane e acqua; infine scoperchiarono il tetto, lasciando i cardinali in balia delle intemperie. Nonostante il trattamento, i cardinali ci misero 15 mesi per eleggere il nuovo Pontefice, Gregorio X.

La Cattedrale di San Lorenzo risale al 1192 e sorge sulle rovine di un tempio pagano dedicato a Ercole e di una successiva Pieve dedicata a San Lorenzo. Il campanile, modificato nel 1369, ricorda lo stile gotico mentre la facciata della Cattedrale è del 1570. Fortemente colpita dai bombardamenti del 1944, la chiesa, nelle parti ricostruite, è stata riportata alla struttura originaria, pertanto la Cattedrale oggi ha un aspetto principalmente romanico. Tra le diverse opere esposte nel Museo del Colle del Duomo, interessante la statua di marmo di epoca romana raffigurante la dea dell’abbondanza.

Merita perdersi nei vicoli dei quartieri medievali: San Pellegrino e Pianoscarano. Caratteristica di questi quartieri sono i profferli, caratteristiche scale esterne che portano al pianerottolo di accesso alle abitazioni, e le case a ponte, costruzioni che uniscono le case dei due lati di una strada creando suggestivi passaggi coperti; molte abitazioni hanno cortili interni di servizio per una o più abitazioni, detti richiastri.

Merita sicuramente una visita il Palazzo dei Priori con le sue sale affrescate e, soprattutto, i soffitti in cassettoni in legno.

Da visitare poi le numerose chiese (ma noi non ne abbiamo avuto il tempo): chiesa e monastero di Santa Rosa, Santa Maria Nuova e San Silvestro.

 

10 Viterbo-Museo-Dea dell'abbondanza
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Di seguito qualche consiglio per l’aspetto enogastronomico del nostro viaggio.

Stop enogastronomico a Viterbo

Contrasto – Via Cardinal la Fontaine 21, Viterbo – Tel. 0761 973117 (chiuso martedi)

Il locale è delizioso: si trova nel centro storico di Viterbo. L’ambiente è molto curato (mura in pietra ma arredo moderno) e spazioso, contribuendo a metterti in uno stato di serenità che si trasforma in beatitudine alla degustazione dei piatti. Sarà eletto tra i migliori due ristoranti del nostro giro. Stratosferici gli spaghettoni cacio e pepe con crudo di Gambero rosso di Mazara del Vallo e Lime e delizioso il baccalà mantecato con crema di peperoni, peperone crusco, pane carasau; per chiudere un brownie al cioccolato, caramello salato, anacardi tostati e cocco che porta a un vero stato di grazia.
In 5 abbiamo preso: 5 antipasti, 5 primi, 1 secondo, 4 dolci, caffè, acqua e vino. Spesa: 240 €

Osteria del Vecchio Orologio – Via Orologio Vecchio 25/33, Viterbo – Tel. 335 337754.

Il locale ha un arredo rustico-ricercato con pareti e 3 grandi archi nella pietra locale viterbese. La cucina propone prodotti del territorio e piatti tipici “rivisitati”, tra i quali il coniglio leprino viterbese ripieno di asparagi di Canino e guanciale (nella versione invernale ci sono le castagne al posto degli asparagi). Il coniglio leprino di Viterbo è una razza rustica selezionata per essere allevata all’aperto seguendo il rigido disciplinare di allevamento emesso dalla Camera di Commercio di Viterbo.
In 5 abbiamo preso: 5 primi, 4 secondi, 4 dolci, caffè, acqua e vino. Spesa: 178 €

Piccole meraviglie della Tuscia

Decidiamo di dedicare un intero giorno ai paesi della Tuscia, anche perché è lunedì, giorno di chiusura della necropoli di Monterozzi, meta principale, insieme a quella di Cerveteri, del nostro soggiorno da queste parti.

La prima tappa è il borgo fantasma di Celleno. Come la più famosa Civita di Bagnoregio, Celleno è un piccolo borgo abbandonato che si erge su uno sperone di tufo tra due torrenti che sfociano nel Tevere. Seguendo il percorso di visita ci si trova immersi nella vita medievale del borgo grazie alla ricostruzione di botteghe e laboratori.

Dopo una breve sosta durante la quale ci godiamo il bel paesaggio della val Tiberina, eccoci di nuovo in auto alla volta di Civita di Bagnoregio. Circondato dalla valle dei Calanchi, questo piccolo borgo, anch’esso abbarbicato su uno sperone di tufo e con il suo ponte di 300 metri che lo collega a Bagnoregio, è ormai famoso. Una volta superato il ponte, il primo importante monumento che si incontra è la Porta San Maria, sormontata da una coppia di leoni che artigliano due teste umane, simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi. Più avanti la via San Maria si apre nella piazza principale, dove si può ammirare la chiesa romanica di San Donato restaurata nel XVI secolo. I palazzi rinascimentali dei Colesanti, dei Bocca e degli Alemanni si impongono nelle viuzze con le tipiche case basse con balconcini e scalette esterne tipiche dell’architettura medioevale. Indispensabile salire sulla Rupe Orientale per ammirare lo spettacolo dei “Ponticelli”, gli enormi muraglioni in argilla, ultima traccia di un processo erosivo iniziato migliaia di anni fa e ancora in corso.

Avevamo in programma di andare anche al complesso fortificato di Castel’Ottieri e ai ruderi della Roccaccia di Montevitozzo, ma ci rendiamo conto che si è fatto tardi, per cui tralasciamo e ci dirigiamo verso Sorano.

Interamente scavato nel tufo, Sorano è un borgo dominato dall’inespugnabile Fortezza Orsini. Si entra nel borgo antico attraversando l’Arco del Ferrini, percorrendo la via principale si arriva alla Collegiata di San Nicola, Di fianco alla Collegiata si trova il Palazzo Comitale con un rifinito portale in travertino recante l’iscrizione in memoria di Ludovico Orsini alle cui spalle si staglia, al di sopra del Masso Leopoldino (singolare fortificazione ottenuta dallo squadramento e rinforzamento di una enorme rupe tufacea e somigliante a una nave) si staglia Torre dell’Orologio. Scendendo dal lato nord-est si arriva alla Porta dei Merli, antica porta d’accesso al borgo, originariamente munita anche di ponte levatoio.

Nella strada che porta a Sovana si incontrano le Vie Cave di San Rocco, antichi percorsi etruschi scavati nella roccia che raggiungono fino a 25 metri di profondità. Ma il tempo, e anche quello atmosferico non aiuta essendo l’unico giorno di pioggia della vacanza, è tiranno e non ci fermiamo.

Sovana è una piccola chicca, ma il vero gioiello è la Concattedrale dei Santi Pietro e Paolo (Duomo del borgo), la cui costruzione iniziale risale all’VIII-IX secolo, con un’ampia cripta e con un sottofondo di canti gregoriani che rende ancor più suggestiva la visita.

Pochi chilometri fuori dal borgo si trova la necropoli di Sovana con la Tomba Ildebranda. Il complesso funerario è stato intagliato direttamente nella roccia tufacea su tre lati e presenta una facciata monumentale ed è accessibile tramite due scalinate laterali. Risalente al III-II sec. a.C., la Tomba Ildebranda è il più famoso monumento della necropoli sovanese e tra i più importanti dell’intera Etruria. Per visitare tutto il sito ci vogliono circa 40 minuti.

Ci muoviamo quindi verso Pitigliano, soprannominata anche La Piccola Gerusalemme , perché a partire dal XVI secolo ospitò una grande comunità ebraica tra le sue mura. Arroccato su una rupe di tufo, il paese si erge sulle valli dei torrenti Lente, Meleta e Prochio, offrendo una meravigliosa vista sulle vallate circostanti. Una delle costruzioni più rappresentative di Pitigliano è l’Acquedotto Mediceo, elegante struttura per l’approvvigionamento idrico, costruita per volere degli Orsini, proseguita in epoca medicea e poi restaurato dai Lorena. Imperdibile il Ghetto Ebraico, l’antico quartiere costruito dalla comunità ebraica che visse a Pitigliano a partire dalla fine del XVI secolo, qui si trovano la Sinagoga, il Forno delle Azzime, la Macelleria Kasher, la Cantina ed il Bagno Rituale.

0016 Celleno

Il pezzo forte dell’indomani è Tarquinia con la sua necropoli, ma prima ci fermiamo a Tuscania, il cui centro storico ha il classico colore marroncino-rossastro del tufo. Viuzze, piccole piazze, la fontana delle Sette Cannelle, Tarquinia è una classica cittadina di epoca rinascimentale, ma la vera meraviglia delle meraviglie è la Chiesa di San Pietro che osserva il nucleo urbano da quella che era la sede dell’acropoli etrusca: è uno splendido esempio di costruzione romanica, la cui edificazione e decorazione avviene tra la fine dell’XI e gli inizi del XIII secolo e la cui visita, cripta compresa, è imperdibile. Le guide segnalano anche l’Abbazia di San Giusto, ma una volta arrivati ci rendiamo conto che è stata trasformata in un resort per cui decidiamo di non fermarci.

Tarquinia e lo splendore della necropoli di Monterozzi

Tralasciamo la visita di Tarquinia per dirigerci subito alla necropoli di Monterozzi, dove ci aspetta Anastasia (tel. 348 7983834), la bravissima guida che ci accompagnerà nella visita alle tombe.

La fase più antica della civiltà etrusca è quella villanoviana e risale al IX secolo a.C., per fondersi, influenzandola profondamente, con la civiltà romana alla fine del I secolo a.C. Non dimentichiamo che furono etruschi gli ultimi re di Roma: Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo.

Le tombe visitabili sono 22, nella visita guidata viene fatta una selezione, ma affidarci a una guida è la scelta migliore perché Anastasia ci fa ripercorrere la vita di questo popolo attraverso i dipinti delle tombe che visitiamo, con un tale entusiasmo da trasmetterci lo stato d’animo di questi nostri antenati nelle diverse fasi della loro storia.

L’unico neo sono gli accessi alle singole tombe, eredità di discutibili lavori degli anni ’50 e ’60. Ma ecco la selezione che abbiamo visitato:

  • si va dalle tombe del massimo splendore della civiltà con il dominio degli etruschi su Roma nel VI sec. a.C.: Tomba delle leonesse, Tomba della caccia e della pesca e la splendida Tomba dei giocolieri, caratterizzate da momenti di vita gioiosi, dove il passaggio verso l’Aldilà è imperniato di serenità;
  • all’inizio del declino, nel V sec. a.C. con il progressivo distaccarsi di Roma dalla loro influenza: sono le tombe dove trapelano i primi timori per il futuro, che si traspone in una visione dell’Aldilà con alcune ombre, dalla Tomba dei leopardi alla Tomba dei demoni azzurri;
  • fino ai secoli più bui della graduale scomparsa della civiltà etrusca nel II e III secolo a.C. dove l’Aldilà è oscuro e triste come nella Tomba dei due tetti o nella Tomba dei caronti.

Per chiudere merita sicuramente una visita il Museo Archeologico di Tarquinia.

Terminata la visita di Tarquinia e dopo esserci goduti un lauto pranzo al ristorante Falcioni (vedi sotto), riprendiamo la strada del ritorno, ma fermandoci prima a Caprarola per visitare il Palazzo Farnese, uno dei capolavori del Rinascimento italiano. Voluto dal Gran Cardinale Alessandro Farnese, il Palazzo di Caprarola è il più sontuoso della famiglia con oltre 6000 metri quadrati di affreschi. Di particolare rilievo la sala del Mappamondo dove l’intero pianeta è raffigurato nelle cartine affrescate sulle sue pareti.

0066 Tarquinia-Necropoli di Monterozzi-

Di seguito qualche consiglio per l’aspetto enogastronomico del nostro viaggio.

Stop enogastronomico a Tarquinia

Falcioni – Lungomare dei tirreni 5 Tarquinia Tel. 0766864692 

Il ristorante ha una grande terrazza sulla spiaggia sulla quale, in maggio, si gode di una piacevolissima brezza marina e la vista della lunga spiaggia deserta. In agosto l’atmosfera è sicuramente diversa, ma la cucina merita comunque. Siamo stati qui a pranzo e abbiamo mangiato molto bene, segnalo in particolare i fritti: leggerissimi.
In 5 abbiamo preso: 1 antipasto, 5 primi, 5 secondi con vari contorni, caffè, acqua e vino. Spesa: 178 €

Il maestoso castello di Bracciano e il fascino di Cerveteri

Caricati i bagagli, partiamo per il lago di Bracciano con l’obiettivo di visitare il Castello Orsini-Odescalchi di epoca rinascimentale e ancora oggi di proprietà dell’ultima discendente della famiglia Odescalchi. Il Castello conserva arredi e manufatti di varie epoche, compresa una raccolta di armi e armature che vanno dal XIV al XVII secolo. Tra gli altri interessante il ciclo di dipinti dedicato alla donna dove vengono illustrati vari momenti della vita femminile dell’epoca. Ma soprattutto è l’occasione per conoscere Isabella de’ Medici, figlia di Cosimo I granduca di Toscana, andata in sposa quattordicenne a Paolo Giordano Orsini, erede di una delle famiglie più potenti dello Stato della Chiesa, per rinsaldare i rapporti tra Firenze e Roma. DI lei si legge nell’Enciclopedia delle donne: “Nata a Firenze nel 1542 e figlia prediletta di Cosimo I granduca di Toscana e di Eleonora di Toledo, Isabella Romola de’ Medici lasciò un gran vuoto al momento della prematura scomparsa, alimentando i sospetti che la sua morte fosse frutto di un crimine [notizia probabilmente falsa secondo studi recenti ndr]. Di bellezza fuori del comune, Isabella fu una delle donne più colte del suo tempo: conversava in spagnolo e francese, conosceva il latino e il greco antico, suonava con talento, componeva madrigali. Sempre al fianco del padre nelle apparizioni pubbliche e negli impegni istituzionali, Isabella de’ Medici si caratterizzò rapidamente come una figura di spicco nella diplomazia della Firenze medicea tra il 1565 e il 1575. Un ruolo riconosciuto anche dalle altre corti europee… Intelligente, arguta, brillante, attenta alle tendenze artistiche della Firenze del tempo, la duchessa animò il salotto culturale più alla moda in città, cui parteciparono letterati, poeti, musicisti e aristocratici”.

0101 Lago di Bracciano

Dopo un bel pranzetto sul lago (vedi sotto), partiamo alla volta di Cerveteri e della necropoli della Banditaccia. Attraversata da una via sepolcrale lunga più di 2 km, la Necropoli si è sviluppata  dal IX secolo a.C. fino a età ellenistico-romana con le più antiche tombe a pozzo fino ai grandi tumuli con camere funerarie scavate nel tufo. Sebbene meno ricca di quella di Tarquinia, le tombe infatti non contengono dipinti, la necropoli della Banditaccia, immersa nella vegetazione, è molto più suggestiva perché gli scavi ne hanno portato alla luce l’aspetto esterno originario senza le “casette” della necropoli di Tarquinia.

0118 Cerveteri-Necropoli della Banditaccia

Terminata la visita, ci muoviamo verso Fiumicino dove lasciamo Micaela che rientra a Milano; noi proseguiamo per Napoli.

Di seguito qualche consiglio per l’aspetto enogastronomico del nostro viaggio.

Stop enogastronomico a Bracciano

Il Manicaretto – Via G. Argenti, 29 – 00062 Bracciano RM

Con un bel dehor in riva al lago, Il Manicaretto offre piatti deliziosi. Decisamente degno di nota il polpo mbriaco: una rivisitazione del tradizionale polpo livornese cotto nel vino, con l’aggiunta di tante spezie.
Per pranzo offre un’ottima soluzione: Antipasto, Primo o Secondo, Acqua e caffè al prezzo speciale di 18 €.

Napule è

Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è a voce de’ criature
Che saglie chianu chianu
E tu sai ca’ nun si sulo 

Napule è nu sole amaro
Napule è addore e’ mare
Napule è na’ carta sporca
E nisciuno se ne importa
E ognuno aspetta a’ sciorta 

Napule è na’ camminata
Int’ e viche miezo all’ate
Napule è tutto nu suonno
E a’ sape tutto o’ munno
Ma nun sanno a’ verità. 

Napule è mille culure
…Napule è mille paure
Napule è nu sole amaro
…Napule è addore e’ mare
Napule è na’ carta sporca
…E nisciuno se ne importa 

Napule è na’ camminata
..Int’ e viche miezo all’ate
Napule è mille culure
..Napule è mille culure

Napule è nu sole amaro
…Napule è addore e’ mare

Napuleeee

 

Le parole di Pino Daniele ti fanno “vedere” Napoli più di quanto possa fare una qualsiasi descrizione. Napoli non si visita, in Napoli ci si immerge. E ogni volta mi sembra sempre più bella.

Fulvio ed Emanuela ci sono stati solo una volta di passaggio per cui cerchiamo di vedere tutto il vedibile, purtroppo rimangono fuori la Cappella di San Severo con il suo misterioso Cristo Velato (nonostante non sia piena stagione era necessario prenotare), il Cimitero delle Fontanelle (chiuso per lavori) e la Certosa di San Martino (per mancanza di tempo).

Nonostante sia stato completamente ricostruito dopo che il violento bombardamento del 14 agosto 1943 ne aveva lasciato le sole mura perimetrali, il complesso medievale di Santa Chiara è di una bellezza struggente, con il suo meraviglioso chiostro maiolicato.

Da non mancare la Napoli sotterranea, ma attenzione perché, visto il successo dell’iniziativa, in città ci sono vari luoghi indicati come “Napoli sotterranea”, in realtà si tratta di cripte o poco più, mentre quella il cui ingresso si trova in piazza San Gaetano 68, scoperta e mantenuta grazie all’omonima Associazione, è invece una vera e propria città parallela che si sviluppa sottoterra. Nella visita, accompagnati da un membro dell’Associazione, si visitano, a quaranta metri di profondità, cave di tufo greche, il tunnel borbonico, ricoveri antiaerei, un museo della guerra e uno dell’acqua; poi, attraverso un curioso ingresso, celato da un letto, in un basso di Vico Cinquesanti il Teatro Greco-Romano. La visita dura in tutto un paio d’ore e non si può assolutamente perdere.

Ci siamo poi immersi nelle viuzze di San Gregorio Armeno dove è Natale tutto l’anno con i presepi in sughero e le statuine in terracotta. Doverosa la visita al Duomo, ma eravamo fuori orario per la visita al Tesoro di San Gennaro.

Un po’ deludenti le Stazioni della Metropolitana, seppur alcune siano degne di nota, ci sono sembrate sopravvalutate. Comunque le più interessanti sono:

  • la nuova Stazione Garibaldiche si unisce alla Stazione Centrale di Napoli dove l’urbanista francese Perrault ha progettato una stazione con scale mobili sospese in cui prevale il vetro e l’acciaio.
  • la stazione Università, dove l’architetto egiziano Rashid si è ispirato ai linguaggi digitali con una scultura chiamata “Sinapsi”.
  • Toledo, declamata dalle guide (con una bella dose di esagerazione) la più bella stazione d’Europa, illuminata da giochi di luce sulla gamma cromatica degli azzurri.

Oltre al continuo girovagare nei Quartieri Spagnoli che mantengono intatto il loro fascino, non abbiamo mancato una passeggiata nella lussuosa Galleria Umberto I e in Piazza Plebiscito che, sempre bellissima, la sera assume un fascino magico. Castel dell’Ovo e il Maschio Angioino, infine, si stagliano sul lungo mare e meriterebbero una visita, ma il tempo è tiranno e non riusciamo.

L’indomani escursione al Gran Cono del Vesuvio: è obbligatorio acquistare i biglietti online prima di arrivare al parcheggio perché la biglietteria in loco, eliminata in periodo di Covid, non è stata ancora ripristinata. Bella passeggiata e ottima guida.

Dopo un delizioso pranzetto a Portici, visitiamo la Reggia di Portici, edificio al di fuori dei tradizionali percorsi turistici ma degno di nota: imponente l’edifico settecentesco e il colpo d’occhio che se ne ha dal cortile; maestose le scale che salgono al piano nobile con le sue sale affrescate; armonioso e rilassante l’orto botanico.

Chiudiamo la visita alla città partenopea con il Museo Archeologico che ospita reperti di rara bellezza, ma il cui allestimento ci è parso un po’ discutibile: percorsi non adeguatamente segnalati (ci si perde nelle sale girovagando da una parte all’altra) e la presenza di mostre e oggetti moderni (bambole, manga ecc.) in una strana mescolanza con i reperti antichi che dava l’impressione di essere un raffazzonato miscuglio.

0127 Napoli

Di seguito qualche consiglio per l’aspetto enogastronomico del nostro viaggio.

Stop enogastronomico a Napoli

Trattoria da Nennella – Vico Lungo Teatro Nuovo, 103/104/105 – Napoli – Tel 39 081 414338

Benché sia una trattoria ormai super turistica, una cena da Nennella con la sua pasta, patate e provola non può mancare.
Il menu, che comprende primo, secondo e contorno, costa 15 €

Pizzeria Dal Presidente – Via Dei Tribunali 120 – Napoli – Tel 39 081 296710

Il nome deriva dal fatto che il suo fondatore, Ernesto Cacialli, pizzaiolo capo della storia pizzeria Di Matteo, cucino una pizza per il presidente Bill Clinton. Sicuramente sono diverse le pizzerie di Napoli dove mangiare un’ottima pizza, ma qui devo dire che ci siamo trovati benissimo.
4 pizze, birre e coca cola, 3 caffè: 54 €

Clipper Restaurant – Piazza San Pasquale, 1/2 – Portici – Tel 39 081 775 4186

Il ristorante si trova vicino allo storico porto del Granatello e ha un arredo in stie marinaio. Abbiamo gustato diversi piatti di pesce, tutto ottimo, crudi compresi.
In 4 abbiamo preso 4 tra primi e antipasti e 4 secondi (forse anche un paio di dolci, non ricordo), acqua e vino e abbiamo speso in tutto 99 €

In terra cilentana

Lasciata Napoli, iniziamo il nostro giro nel Cilento partendo dalle Grotte di Pertosa-Auletta. Aperte al pubblico nel 1932, le Grotte di Pertosa-Auletta sono le uniche in Italia dove è possibile navigare un fiume sotterraneo, percorso breve ma suggestivo e sono le sole in Europa a conservare i rsti di un villaggio palafitticolo del II millennio a.C.. Rapido spuntino al fresco e poi continuiamo il nostro giro nel Parco Nazionale del Cilento. Le guide segnalano Taggiano, ma in realtà rimaniamo piuttosto delusi mentre si rivelerà una meraviglia inaspettata la Certosa di San Lorenzo a Padula. Grazie alla sapiente guida di Giovanni Gallo, una delle guide ufficiali che attendono i turisti all’ingresso, ci immergiamo nella Storia che trasuda dalle mura di questo ex monastero. La Certosa, costruita per volere di Tommaso II Sanseverino agli inizi del 1300, ha un’estensione di 51.500 m2 e nasce per ragioni principalmente politiche dato che i Sanseverino, realizzando un monastero certosino, quindi di un ordine religioso francese, volevano ingraziarsi i reali angioini del Regno di Napoli. A partire dalla fine del 1500, la Certosa subì ingenti maneggiamenti e oggi rappresenta un maestoso esempio di architettura barocca. Dopo la parentesi napoleonica, nella quale l’ordine certosino fu soppresso, i monaci tornarono nel monastero per poi doverlo nuovamente abbandonare dopo l’Unità d’Italia. Il complesso venne poi usato come campo di prigionia durante le due guerre mondiali. Finalmente, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso iniziano i lavori di restauro e oggi si possono ammirare i due grandiosi chiostri, la Cappella decorata con preziosi marmi, la grande cucina, gli orti, una delle celle (veri e propri miniappartamenti) nelle quali vivevano i monaci, la sala del Capitolo e la incredibile scala elicoidale che conduce alla biblioteca, per non parlare dell’appartamento del priore che si estende in circa 10 sale.

Terminata la visita della Certosa, lungo una bella strada panoramica che attraversa le valli del Parco, arriviamo alla Fattoria del Cilento tra Casalvelino e Ascea, nella piana di Velia, dove abbiamo prenotato le camere per la notte.

L’indomani ci dedichiamo alla costa risalendo fino a Paestum dove dormiremo.

Un comune, Pollica, e due frazioni, Acciaroli e Pioppi, che meritano una lunga sosta. Acciaroli è un delizioso paese di pescatori con case in pietra a vista che si affacciano sul mare, a Pioppi sorge il Palazzo Vinciprova sede di un interessante Museo del Mare e della Dieta Mediterranea. Salendo sulla collina si arriva a Pollica, sede del Comune e dove si può compiere una gradevole visita al Castello dei Principi Capano; particolarmente pittoresca è la possente torre a pianta quadrata che si erge su tre piani, ciascuno con una monofora, e che domina il piccolo centro abitato. A Pollica è vivo il ricordo di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” che ha guidato il Comune per 3 mandati, dal 1995 al 2010 e che è stato ucciso il 5 settembre 2010 (presumibilmente dalla camorra anche se per il suo omicidio a oggi non è ancora stata fatta giustizia), cui si devono i numerosi interventi nel paese e nelle sue frazioni.

0163 grotte di Pertosa Auletta

La tappa successiva è Castellabbate, borgo medievale che sorge sopra un colle intorno al Castrum Abbatis (il Castello dell’Abbate, dal quale prende il nome), fortezza costruita nel 1123 con uno scopo difensivo, dotata di mura interne e di quattro torri poste agli angoli. Il paese è molto turistico anche perché alla bellezza del luogo si aggiunge la fama dovuta al film Benvenuti al Sud, girato proprio qui. Qui Fulvio ha finalmente potuto mangiare il suo cuoppo (cartoccio a forma di cono che si riempie con ogni sorta di fritto) che a Napoli non era riuscito a prendere.

Chiudiamo la giornata arrivando nel tardo pomeriggio a Paestum…giusto in tempo per una doccia all’Hotel dei Templi, proprio a due passi dall’area archeologica, e per muoverci verso il ristorante.

La mattina successiva siamo all’area archeologica di Paestum per le 9:30 e cerchiamo subito una guida che, come tutte quelle incontrate in questo viaggio, si rivelerà ottima. Inutile descrivere i conosciutissimi templi, ma merita una citazione il Museo per i bellissimi dipinti della Tomba del Tuffatore.

0196 Paestum

Di seguito qualche consiglio per l’aspetto enogastronomico del nostro viaggio.

Stop enogastronomico nel Cilento

Agriturismo La Fattoria del Cilento – Località San Francesco – Ascea Velia (SA) – Tel +39 0974 270429 – +39 338 2023957

La sistemazione è ottima e la cena, con prodotti dell’azienda agrituristica e piatti della tradizione cilentana, super. Tra le varie prelibatezze, particolarmente degne di nota le polpette al sugo.
In 4 per 1 antipasto, 4 primi, 4 secondi (forse il dolce, non ricordo), abbiamo speso 110 €

Al Gelso d’oro Nonna Sceppa – Via Laura, 45 – Capaccio -Tel  0828 851064

Il posto è molto grande, con un capiente parcheggio all’esterno per cui si teme che non sia più il luogo della cucina genuina di Donna Giuseppe Chiumento (per gli amici Sceppa) che, insieme al marito, fondò il ristorante nel 1969. E invece no. Abbiamo mangiato benissimo, dagli antipasti ai dolci.
In 4 abbiamo preso 4 tra primi e antipasti, 4 secondi, dolci (ovviamente acqua e vino) e abbiamo speso 144 €

Matera la magica

Peccato il tempo non ci abbia favorito, essendo grigio e piovigginoso, ma le Dolomiti Lucane, che si attraversano da Paestum a Matera, sono un paesaggio aspro che merita di essere visto. Sulla strada, su suggerimento di Fulvio ed Emanuela, facciamo una piccola deviazione per il borgo di Pietrapertosa, abbarbicato sulla montagna con le case che si mimetizzano perfettamente con l’ambiente. Dal Castello si gode del panorama sulla vallata sottostante e i monti che la circondano, inoltre o più coraggiosi possono avventurarsi nel Volo dell’Angelo. Saldamente imbragati ci si “lancia” verso Castelmezzano, il paese dall’altra parte della valle per poi fare ritorno su un’altra “linea”: l’andata parte da quota 1.020 m e arriva a Castelmezzano a 859 m, dopo aver percorso 1.415 m raggiungendo una velocità massima di 110 Km/h; per il ritorno, ci si lancia da Castelmezzano a 1.019 m per arrivare a Pietrapertosa (quota di arrivo 888 m) toccando i 120 Km/h su una distanza di 1452 metri. Noi ci limitiamo a guardare le stazioni di partenza e arrivo e, dopo una bella passeggiata nelle strette viuzze, riprendiamo il viaggio verso Matera.

Non ero mai stata a Matera e, sebbene avessi visto foto e video, non mi aspettavo un tale fascino. Ci siamo fermati una sola giornata, giusto il tempo di assaporarne la bellezza, ma sicuramente merita una sosta più lunga.

Siamo arrivati nel tardo pomeriggio e abbiamo girovagato per qualche ora perdendoci tra vicoli e scalette fino al tramonto che ci siamo goduti da piazza del Duomo (dove peraltro c’era l’appartamento che abbiamo preso in affitto, Al Duomo Relais, che merita veramente). L’indomani abbiamo visitato per conto nostro il Palombaro Lungo, la più grande cisterna della città i cui primi scavi risalgono al XVI secolo, ma poi ci siamo affidati a una guida per un giro della città, cosa che consiglio vivamente perché altrimenti, soprattutto se si dispone di poco tempo, è molto difficile coglierne tutti i particolari. L’archeologo che ci ha guidato (Francesco tel. 338 9445507) è stato bravissimo.

0216 Pietrapertosa

Di seguito qualche consiglio per l’aspetto enogastronomico del nostro viaggio.

Stop enogastronomico a Matera

La finestra sui sassi – Kappador – Piazza Vittorio Veneto, 40 – tel: 0835/268021 – 328/8360826

La location non smentisce il nome: una bella terrazza coperta permette di cenare con la vista sul “presepe”. Anche solo per questo meriterebbe la sosta, ma anche la cucina è assolutamente all’altezza con piatti della tradizione lucana.
In 4 abbiamo preso 4 tra primi e antipasti, 4 secondi, dolci (ovviamente acqua e vino) e abbiamo speso 135 €

Bari e dintorni

Dopo la visita di Matera con la guida, panino veloce e via per Castel del Monte. Il tempo non è dei migliori, ma con il cielo grigio il Castello di Federico II, nel suo biancore abbacinante, risalta ancora di più. L’impatto è sicuramente di effetto e man mano che ci si avvicina, il Castello si impone in tutta la sua maestosità- Vale la pena entrare e visitare le sedici sale di forma trapezoidale, otto per ciascun piano, con le caratteristiche chiavi di volta delle crociere, ognuna decorata da elementi antropomorfi, zoomorfi e fitomorfi. Il biglietto va prenotato online, altrimenti si rischia di non poter entrare.

Prima di arrivare a Bari, ci fermiamo a Bitonto per visitare la magnifica Concattedrale eretta nel corso del XII secolo su modello della basilica di San Nicola di Bari. Nel tardo pomeriggio arriviamo a Bari, dove abbiamo trovato alloggio a 10 metri dalla piazza della Basilica di San Nicola.

Anche se in tanti me ne avevano parlato come di una città molto bella, il capoluogo pugliese è stata una vera rivelazione. La Città Vecchia, con le sue viuzze, le case in pietra bianca, gli archi bassi, è un luogo da godersi a passi lenti e le due chiese principali, la Basilica di San Nicola e la Cattedrale di Santa Maria Assunta nella quale si venera San Sabino (più succintamente detta Cattedrale di San Sabino), sono due splendidi esempi di romanico pugliese. In particolare, non mancate di visitare il succorpo della Cattedrale dove, per pagando un biglietto modesto, si possono visitare i resti della chiesa medievale, una porzione piuttosto estesa del mosaico policromo che adornava il pavimento, alcuni ambienti funerari, resti di una strada di epoca romana e le vestigia di due piccole chiese bizantine.

Uno degli ingressi alla Città Vecchia è dominato dal Castello Normanno-Svevo, un’imponente fortezza risalente al XIII secolo, oggi sede museale (che noi abbiamo bellamente evitato) e proprio di fronte si trova l’Arco Basso dal quale si accede alla cosiddetta via delle orecchiette dove alcune baresi doc fanno a mano orecchiette di tutti i tipi, appoggiandosi a lunghi tavoli di legno e dove c’è la mitica Nunzia (vedi più avanti nella parte dedicata al cibo).

Infine, non può mancare una bella passeggiata sul Lungomare Nazario Sauro, con una piccola sosta al ricostruito Teatro Petruzzelli.

Quando l’indomani partiamo per il rientro, ci fermiamo a Trani. Purtroppo, la Cattedrale superiore è in restauro, quindi non si può visitare, ma l’esterno, sia per gli aspetti architettonici sia per la posizione, merita comunque la sosta; inoltre si possono visitare le cripte, molto suggestive. Val la pena fare una passeggiata per i vicoli della cittadina.

0266 Bari

Stop enogastronomico a Bari

Bari ha meritato la medaglia d’oro del nostro tour enogastronomico sia per il ristorante Terranima sia per le orecchiette di Nunzia.

Nunzia – in via dell’Arco Basso o via delle Orecchiette

Non cercate un’insegna o un ristorante, una locanda. Nulla di tutto ciò. Chiedete di Nunzia alle segnore che fanno le orecchiette per strada. Nunzia vi potrà preparare, e servire in quella che forse era la sua vecchia casa, un pranzo davvero egregio: antipasti a base di pomodori secchi, olive, taralli e polpettine baresi; seguiti da braciole baresi (involtini di vitello con un ripieno di prezzemolo, aglio e pecorino; cotti molto lentamente, nel sugo di pomodoro che diventerà così una sorta di ragù, denso e saporito) e orecchiette condite nel suddetto sugo; dolcetti, acqua e vino.
Pasto delizioso, servizio molto spartano, il tutto per 20 euro a testa.

Terranima – Via Nicolò Putignani – Bari – tel 080 521 9725

Riporto la descrizione dalla pagina Facebook del ristorante con la quale concordo pienamente: “Si mangia nell’ambientazione della tipica piazzetta dei borghi pugliesi chiamata “corte”. Il percorso nel gusto comincia con salumi e formaggi di masseria serviti insieme a deliziose confetture artigianali. Focacce, panzerotti e sformati di verdure aprono un viaggio tra orecchiette con cime di rapa, tiella barese di patate, riso e cozze, braciole al sugo della domenica e bombette di Capocollo di Martina Franca. La carta dei cibi segue la stagionalità e in tavola arriva anche il pesce azzurro della riserva di Torre Guaceto. Irresistibili i dolci della casa. Vanno a ruba gli Sporcamuss, rettangolini di pasta sfoglia ripieni di crema pasticcera che sporcano le labbra di zucchero a velo. Gli ingredienti sono stagionali e tutti a km zero”. A Terranima la stellina del miglior ristorante del nostro tour enogastronomico.
In 4 abbiamo preso 4 tra primi e antipasti, 4 secondi, 4 dolci, vino e abbiamo speso 189 euro.

A breve il seguito del viaggio…..

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