Quando l’ho visto la prima volta, nei primi anni ‘90, mi aveva incantato e sono tornata a vederlo ancora amandolo sempre. Ma quest’anno mi sa che si è chiuso un ciclo, non so che impressione faccia a chi lo vede per la prima volta, ma Oylem Goylem di Moni Ovadia mi è sembrato scontato e il tema dell’esilio, così struggente le volte precedenti, mi è parso superficiale. Boh… mi è difficile capire se è perché l’ho visto tante volte o se perché la potenza innovatrice di questo spettacolo si è esaurita nel tempo.
Per chi non lo sapesse, Moni Ovadia interpreta un anziano ebreo di cultura aschenazita, “Simcha Rabinowicz, venditore d’ombre”, che narra storie umoristiche che coinvolgono personaggi del suo popolo, anche nei controversi rapporti con i “gentili”, inframmezzate da canti in yiddish (accompagnati da un piccolo ensemble strumentale) e da considerazioni su come la diaspora e la condizione dell’esilio abbiano forgiato l’identità ebraica.
Dati artistici
con Moni Ovadia Stage Orchestra
Maurizio Dehò violino
Giovanna Famulari violoncello
Paolo Rocca clarinetto
Albert Mihai fisarmonica
Marian Serban cymbalon
scene e costumi Elisa Savi
progetto sonoro Mauro Pagiaro
produzione Centro Teatrale Bresciano e Corvino Produzioni
