Al Teatro Filodrammatici è andato in scena Gramsci Gay, uno spettacolo che mi ha colpita molto per intelligenza e forza scenica, pur lasciandomi qualche interrogativo aperto.
La prima parte è costruita come un lungo, serrato confronto con Antonio Gramsci. Non il monumento, non il padre nobile del pensiero marxista, ma un uomo. Un intellettuale febbrile, appassionato, lucidissimo, capace di guardare il mondo con uno sguardo che oggi appare sorprendentemente contemporaneo.
In scena, Mauro Lamantia è molto bravo, magnetico. Il suo è un Gramsci umano, entusiasta, attraversato da un’energia che contagia. Fondamentale è il “trucco” teatrale di fingere di dialogare con il pubblico: lo interpella, lo provoca, lo chiama in causa come interlocutore diretto. Questo dispositivo rende tutto più vivo, più urgente. Non stiamo ascoltando una commemorazione, ma partecipando a un pensiero che si forma davanti a noi.
Il titolo, Gramsci Gay, in questa prima parte sembra alludere a un’alterità radicale: “gay” come non conforme, come identità che sfida l’ordine dominante, che incrina l’egemonia culturale. E proprio l’idea gramsciana di egemonia, di come il potere si costruisca anche attraverso il controllo simbolico e culturale, risuona con forza nel presente.
La seconda parte prende avvio da un episodio reale avvenuto nel 2019 a Turi, in provincia di Bari: la parola «gay», scritta con vernice rossa sul volto di Gramsci in un’opera che ricorda il periodo in cui fu incarcerato lì dal regime fascista. Condannato a vent’anni, proprio durante la detenzione nel 1929 iniziò a scrivere i Quaderni dal carcere, uno sviluppo originale e profondissimo della filosofia marxista.
Da quell’atto vandalico lo spettacolo compie uno scarto radicale: la scena si concentra sull’interrogatorio di un ragazzo emarginato, accusato di aver compiuto il gesto. Un ragazzo che, paradossalmente, non sa nemmeno chi sia Gramsci. Il registro cambia: non più il monologo brillante e seduttivo dell’intellettuale, ma un confronto teso, spoglio, quasi crudele. Non più la parola che costruisce egemonia, ma la parola che accusa, che isola, che etichetta. Questa seconda parte è molto interessante, anche potente. Porta in scena la marginalità, l’ignoranza non come colpa individuale ma come prodotto sociale, la distanza tra il monumento e la periferia. È evidente che c’entra con Gramsci: parla di esclusione, di subalternità, di chi resta fuori dai circuiti del sapere e del potere.
Eppure, almeno per me, la connessione tra i due monologhi non è del tutto esplicita. Ne colgo il senso possibile, ma non la cucitura precisa.
Forse il punto sta proprio nell’uso del termine “gay”. Nella prima parte come segno di alterità consapevole, di posizione critica rispetto all’ordine dominante. Nella seconda come insulto, marchio, stigma. Da un lato l’alterità come forza politica; dall’altro l’alterità come condanna sociale. In mezzo, la distanza tra chi elabora il pensiero e chi vive ai margini senza strumenti per nominarlo.
Forse è questo il legame: mostrare come la categoria dell’“altro, non conforme” attraversi tanto l’intellettuale rivoluzionario quanto il ragazzo emarginato. Ma se nel primo caso è scelta, progetto, lucidità, nel secondo è condizione subita, inconsapevole.
Non sono del tutto sicura che fosse questo l’intento. Gramsci Gay è uno spettacolo che non chiude, non semplifica. Mette in tensione due solitudini: quella del pensatore incarcerato che scrive i Quaderni e quella di un giovane che non sa nemmeno chi sia l’uomo il cui volto ha imbrattato. Tra i due, un secolo di storia e un problema ancora aperto: chi ha accesso al pensiero? Chi resta fuori? E cosa significa, oggi, essere “non conformi”?
Dati artistici
di Iacopo Gardelli
regia Matteo Gatta
con Mauro Lamantia
scene e costumi Gaia Crespi
voce e tecnica Mattia Sartoni
produzione Accademia Perduta/Romagna Teatri
con il patrocinio di Fondazione Gramsci
Premi Premio Nazionale Franco Enriquez 2025 – Città di Sirolo XXI edizione a Mauro Lamantia cat. Teatro Teatro Classico e Contemporaneo sez. Migliore Interprete Spettacolo vincitore della Borsa Teatrale Anna Pancirolli 2022 e del bando Teatro… Voce della società giovanile 2021
